A proposito del registro elettronico


13 ottobre 2012
“Il Registro Elettronico è un sistema informatico che ha lo scopo di migliorare il sistema di comunicazione scuola-famiglia mediante l’uso delle nuove tecnologie. L’adozione del Registro Elettronico costituisce una risposta efficace alla crescente richiesta delle famiglie di fruire di una comunicazione più rapida e flessibile. Oltre a favorire la comunicazione, il servizio è stato sviluppato anche allo scopo di potenziare l’offerta formativa, consentendo all’Istituto che lo utilizza di confermare e rafforzare la propria immagine ed il proprio prestigio sul territorio. Con l’adozione del Registro Elettronico si attiva un Network che consente ai genitori di seguire, tramite Internet, costantemente, l’andamento scolastico dei propri figli. I genitori, forniti di apposita password di accesso, potranno interrogare il sistema per verificare in tempo reale se il proprio figlio è in classe, che attività sta svolgendo, le assenze e le giustificazioni, le verifiche subite e quelle programmate, i giudizi, ecc.”
Ho preso dalla Rete una delle tante descrizioni laudative del “registro elettronico”, di prossima obbligatoria adozione, attorno al quale si stanno muovendo evidenti interessi economici e politici, con il solito seguito di ambiguità e verità parziali. Vorrei qui sottoporre alla riflessione di chi mi legge, sollecitandone l’intervento, alcuni aspetti della questione, che investirà, a partire dall’anno prossimo, anche il nostro Istituto.

Per chi, come me, non crede ciecamente alle “magnifiche sorti e progressive” che scaturiscono in quanto tali dall’adozione delle nuove tecnologie informatiche, è necessario analizzare più in profondità la materia e le conseguenze possibili che deriveranno da questa operazione. Prendiamo il testo che ho citato all’inizio e proviamo a scomporne le proposizioni:

1. – Il registro elettronico è un sistema informatico che ha lo scopo di migliorare il sistema di comunicazione scuola-famiglia mediante l’uso delle nuove tecnologie. Cosa
intendiamo per miglioramento del sistema di comunicazione scuola-famiglia? Personalmente intenderei una maggiore e più efficace collaborazione attorno ad obiettivi educativi comuni. A me pare che il registro elettronico introduca invece solo una più efficace procedura di controllo, degli studenti, ma anche dei docenti, ai quali si chiede di esplicitare e mettere subito a disposizione, senza “eccessivi” ripensamenti, i dati numerici della loro azione didattica;

2. – L’adozione del registro elettronico costituisce una risposta efficace alla crescente richiesta delle famiglie di fruire di una comunicazione più rapida e flessibile. Tra le righe bisogna leggere: “dato che non ho tempo di venire a scuola, fatemi sapere a casa come va mio figlio”. Il colloquio “in presenza” con i professori potrebbe così diventare un’opzione da utilizzare solo in casi di criticità e non più come prassi corrente di scambio e di dialogo tra scuola e famiglia;

3. – Oltre a favorire la comunicazione, il servizio è stato sviluppato anche allo scopo di potenziare l’offerta formativa, consentendo all’Istituto che lo utilizza di confermare e rafforzare la propria immagine ed il proprio prestigio sul territorio. Qui emerge la dimensione di marketing dell’operazione, cui accennavo all’inizio, con il relativo coinvolgimento di interessi economici, ai quali peraltro bisognerà dare soddisfazione “senza oneri aggiuntivi per lo Stato” e quindi con le risorse che i singoli e le scuole riusciranno a racimolare. Quanto all’immagine e il prestigio della scuola, che ne uscirebbero rafforzati, andrebbero invece ricercati in primo luogo nel miglioramento radicale degli edifici scolastici, quasi tutti parzialmente o totalmente inadeguati. L’investimento di sostanziali risorse in questo ambito potrebbe dar lavoro alle imprese, piccole e grandi, che operano sul territorio e ricondurre le scuole italiane agli standard europei di abitabilità e di fruizione, standard da cui siamo molto lontani. Non posso non notare un certo stridore tra registri informatici e tetti infiltrati dalla pioggia;

4. – Con l’adozione del registro elettronico si attiva un network che consente ai genitori di seguire, tramite Internet, costantemente l’andamento scolastico dei propri figli. E siamo al nòcciolo della questione: molti genitori sono sempre più ansiosi e timorosi per gli spazi di libertà e di crescita che il mondo globalizzato oggi spalanca dinnanzi ai propri figli e spesso sono afflitti dalla sindrome del controllo totale; nel registro elettronico potranno trovare uno strumento sicuramente appagante, capace di fornire “costantemente” notizie sullo studente ovunque egli sia e qualunque risultato egli acquisisca;

5. – I genitori, forniti di apposita password di accesso, potranno interrogare il sistema per verificare in tempo reale se il proprio figlio è in classe, che attività sta svolgendo, le assenze e le giustificazioni, le verifiche subite e quelle programmate, i giudizi, ecc.” Interrogare il sistema è certo più rassicurante che interrogare il ragazzo con il solito e banale “che cosa hai fatto oggi a scuola?”. Ma c’è di più: con il registro elettronico i genitori potranno conoscere “in tempo reale” i risultati, le verifiche subite(!) e quelle programmate, dunque i prodotti, le prestazioni del proprio figlio. E la valutazione di processo? Non rischiamo di dimenticare che l’azione didattica non è la sommatoria di interrogazioni e compiti in classe, che i risultati ottenuti da un ragazzo a scuola vanno sempre e comunque contestualizzati? Con questa vera e propria dematerializzazione degli studenti, ridotti a piccole banche dati ambulanti, i docenti vedranno impoverita la propria funzione di guida del processo di crescita e i ragazzi diminuiti i propri spazi di libertà e di responsabilità personale. Per certi versi gli insegnanti, inseriti in una dimensione sostanzialmente notarile, potranno anche sentirsi sollevati dall’esercitare il difficilissimo compito di mantenere una visione sintetica della presenza in classe del ragazzo e non dei singoli punti del suo percorso, ma il risultato rischia di rivelarsi quello di un generale impoverimento della relazione didattica.
A questo punto mi chiedo, provocatoriamente: perché non implementare il modello della scuola a distanza, ovvero perché non dematerializzare la scuola? In fondo i social network, Skype, le teleconferenze fanno già parte del nostro vivere quotidiano e la scuola – fisicamente intesa – potrebbe diventare solo un luogo in cui si va periodicamente, per sostenere esami e verifiche. In questo caso le economie sarebbero davvero enormi in termini di energia, manutenzione, trasporti, ecc.

Altro che i pochi risparmi ottenuti con la rinuncia ai registri cartacei!

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