L’Inno è d’obbligo


9 novembre 2012
In un periodo difficile come questo, in cui sembra che il nostro Paese abbia smarrito la bussola, in cui la politica (quella vera, intendo) è messa all’angolo da una disaffezione mai vista prima da parte dei cittadini della Repubblica, in cui si sta svolgendo una guerra sempre più estese di tutti contro tutti, a difesa di privilegi e di prebende (vedi da ultimo l’incredibile minaccia dell’unione delle province italiane di lasciare le scuole senza riscaldamento), in cui il governo dei tecnici sta mostrando i limiti evidenti di
un sostegno politico ambiguo e contraddittorio, che costringe a legiferare molto e ad applicare poco per quanto riguarda le riforme di struttura e a sottrarre costantemente risorse laddove è facile e rapido reperirle, ovvero dai settori più deboli e meno difesi della società, seguendo l’aureo principio secondo il quale è sempre meglio tassare i poveri perché i ricchi sono di meno, il Senato della Repubblica vola alto: il 17 marzo è stata proclamata ‘Giornata dell’Unità, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera’. D’ora in poi “Il Canto degli Italiani”, scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro, dovrà esser studiato e cantato (!) nelle scuole italiane e inserito nei programmi scolastici.
Si tratta dell’ennesima dimostrazione di quanto sostengo da tempo a proposito del fiorire, in questi ultimi anni soprattutto, di “Giornate” commemorative di fatti ed eventi storici importanti: in buona sostanza ritengo che si ricordi o si commemori solo quello che si è perduto, ciò che non si ha più. La memoria, o, se si preferisce, il ricordo, non vive di “Giornate”, ma solo se è con noi, nel nostro quotidiano agire, nel nostro pensiero, negli ideali che ci guidano nelle scelte della nostra vita.
Quanto poi al canto (!) e allo studio della poesia del ventenne Goffredo Mameli, che qui sotto trascrivo per intero, una volta messa sul tavolo anatomico della scuola, con tanto di note, di riferimenti critici, ecc. ne uscirà assai malconcia e i professori dovranno faticare non poco a reprimere sorrisi e ironie per un testo retorico e ingenuo, come può essere quello scritto da un giovane ed eroico idealista.

Per non parlare della musica.

I miti non sopportano di essere notomizzati, se non quando sono oramai morti.

“Fratelli d’Italia L’Italia s’è desta, Dell’elmo di Scipio S’è cinta la testa.

Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, Ché schiava di Roma Iddio la creò.

Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi.

Raccolgaci un’unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l’ora suonò.

Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci, l’Unione, e l’amore Rivelano ai Popoli Le vie del Signore;

Giuriamo far libero Il suolo natìo: Uniti per Dio Chi vincer ci può?

Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia Dovunque è Legnano, Ogn’uom di Ferruccio Ha il core,

ha la mano, I bimbi d’Italia Si chiaman Balilla, Il suon d’ogni squilla I Vespri suonò.

Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano Le spade vendute: Già l’Aquila d’Austria Le penne ha perdute.

Il sangue d’Italia, Il sangue Polacco, bevé, col cosacco, Ma il cor le bruciò.

Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...