Iniziare dalla fine: Serit arbores quae alteri saeclo prosint


Inizio il mio nuovo blog con l’ultimo scritto che ho postato sul blog istituzionale come preside del liceo Aristofane di Roma.

In quella sede si trattava di un saluto a tutta la comunità aristofanina dopo tanti anni di proficua e serena collaborazione. Qui vuole rappresentare il capo di un filo che desidero riannodare con tutti coloro che mi hanno seguito in passato e hanno dialogato con me, soprattutto su temi di specifica natura scolastica, nella speranza che altri se ne aggiungano e vogliano partecipare alla discussione, anche su altri argomenti.

9 giugno 2013
“Egli pianta alberi, per far del bene alle future generazioni.”
Chiudo qui il mio “blog” come preside del Liceo Aristofane. Non è facile, in queste circostanze, sfuggire alla retorica, che, per di più, tende ad assumere connotati vagamente funerei. Per questo vorrei
parlare di continuità e non di iati. Nello spirito della citazione ciceroniana dal “Cato de Senectute”,
il contadino (il vecchio) sfugge al pensiero della fine, perché non ragiona in termini di segmento, stretto tra due estremi, ma di circonferenza, sulla quale ciascuno di noi occupa un punto solo,
il presente, che concentra in sé il passato e il futuro. E la scuola, non è forse simile al lavoro ciclico dei campi, in cui gli anni si susseguono con il ritmo delle stagioni, apparentemente sempre uguali, sostanzialmente sempre diverse, un lavoro che comporta semine autunnali e mietiture estive?
Desidero quindi innanzi tutto augurarmi e augurare a tutti noi che il raccolto di quest’anno sia copioso e fecondo. L’anno prossimo la nostra scuola avrà 53 classi, dieci in più di quando vi entrai da
preside nell’ormai lontano 2005-2006, occuperà una seconda sede succursale e, probabilmente, supererà i 1.300 studenti. Propone un’offerta formativa molto ricca e qualificata, è in rete con diverse
scuole, anche all’interno di importanti progetti nazionali. Gode di considerazione e di prestigio, credo, meritati. Soprattutto ha saputo preservare in questi anni un clima di sostanziale serenità, di ascolto
reciproco, di condivisione che, se non ha sempre dato i frutti sperati e non ha sempre consentito di risolvere tutti i problemi, ha permesso ad ogni buon conto che il dialogo tra le diverse componenti non si interrompesse mai.
Non è il caso però di stilare bilanci compiaciuti, perché, come dice Solone nel dialogo erodoteo con Creso, “l’uomo è vicissitudine”. Bisogna perciò guardare avanti, alle criticità che si affacciano
all’orizzonte, per prevederne gli sviluppi e attuare efficaci strategie di contrasto.
Una scuola molto grande rischia innanzi tutto di perdere di qualità nell’elemento fondamentale che la costituisce, ovvero quella della relazione tra le persone. Perché, se la scuola è, per ricordarne la splendida definizione di Giovanni Gentile, “là dove una mente che insegna e una mente che apprende
diventano una mente che conosce”, la riduzione di tale intima, essenziale relazione a mero formalismo, a mera correttezza procedurale, come potrebbe accadere per la crescente complessità
organizzativa dell’Istituto, comporterebbe un sensibile declino di quella caratteristica distintiva di cui sopra dicevo, che è stata la nostra e che abbiamo sempre cercato di sostenere e migliorare.
Un altro aspetto su cui sarà necessaria una riflessione approfondita riguarda la fisionomia curricolare e didattica dell’Istituto. Come tutti sanno, l’indirizzo classico è in declino su tutto il territorio nazionale, con una perdita di iscrizioni di oltre 5 punti di percentuale dall’entrata in vigore del riordino Gelmini (dall’11,5% circa al 6.1%). La “didattica dell’antico” va quindi urgentemente ripensata e aperta ad un approccio non solo letterario e filologico, ma più in generale storico e antropologico (non dimentichiamo che siamo la nazione più ricca al mondo di arte e cultura e che assai poco facciamo perché tale straordinaria ricchezza diventi fonte di lavoro e di benessere). Noi siamo riusciti a mantenere negli ultimi tre anni cinque sezioni, ma non v’è dubbio che la tumultuosa crescita del liceo linguistico (per l’anno prossimo si prevedono 8 prime, a fronte delle 2 di cinque anni fa) imporrà delle
decise scelte strategiche, che dovranno, a mio parere, mirare ad una sempre più efficace integrazione (contaminazione?) didattica tra i due indirizzi, superando, almeno all’interno del nostro Istituto, quella autentica iattura di cui soffre la scuola italiana e che vede una separazione “gerarchica” tra indirizzi elitari e indirizzi spesso considerati, a torto, di ripiego. L’innalzamento della qualità culturale dell’intera offerta formativa dovrà essere messo all’ordine del giorno già dal prossimo anno scolastico.
Aggiungo un altro punto su cui si dovrà riflettere e operare: il rafforzamento del nostro modello educativo, che trae ispirazione dai valori fondamentali della Costituzione. Su questo abbiamo
lavorato tutti insieme, studenti, famiglie, insegnanti, personale ATA e quest’anno in particolare con molta efficacia. Dobbiamo continuare a farlo, nonostante tutto.
Usciamo (Spes ultima dea!) da un periodo molto duro e buio. La radicale diminuzione delle risorse destinate alle scuole (ben oltre gli 8 miliardi previsti da Tremonti nel 2009), accompagnata
da un forte annebbiamento delle prospettive e della “mission” che un moderno sistema educativo dovrebbe avere, l’aumento delle incombenze amministrative a carico dei singoli Istituti,
la negazione, nei fatti, dell’autonomia scolastica, ormai ridotta ad un pallido spettro retorico, l’accrescimento delle istanze centralistiche, sempre attente ad interventi di forte impatto
mediatico, molto meno disposte però ad ascoltare la scuola militante, non fanno bene sperare per il futuro e c’è da temere che la coraggiosa dichiarazione del neo ministro della Pubblica Istruzione, che si è detta pronta a dare le dimissioni se la scuola non riceverà i necessari finanziamenti, possa preludere, sempre che la Prof.ssa Carrozza mantenga la parola, a un rimpasto di governo.
Su questa frontiera però non bisogna arretrare, consapevoli tutti del fatto che l’insegnante esercita pur sempre una professione meravigliosa, seconda, come diceva Giovanni Pascoli, solo alla poesia e che la difesa e il nutrimento (“educare” significa essenzialmente “nutrire”) delle giovani generazioni costituisce
quella semina che potrà consentire a questo paese di godere, finalmente, di una qualche primavera.
Grazie dunque a tutti.
Ai pazienti lettori di questo “blog” e a tutti coloro che sono intervenuti più volte nella discussione nel corso del tempo (un saluto particolare a Irene P.); il “blog” è stato uno strumento certo utile, ma che dovevo far funzionare meglio e di più (ho appreso, troppo tardi, che chi vuole comunicare on-line deve farlo tutti i giorni e, se possibile, più volte al giorno, per tener desta l’attenzione della volatile platea del “web”, ma purtroppo non ho questa capacità).
Agli studenti e ai loro rappresentanti succedutisi nel corso degli anni, che, pur esercitando, come è naturale, il loro “mestiere”, non hanno mai fatto venir meno disponibilità e senso di appartenenza
alla scuola. Li abbraccio tutti: hanno davanti un mondo in profonda trasformazione, pieno di rischi, ma anche di straordinarie opportunità che, sono certo, molti di loro sapranno cogliere.
Alle tante famiglie attente e partecipi alle attività dell’Aristofane, che ci hanno sostenuto nell’azione educativa, ai loro rappresentanti, ai membri del Consiglio di Istituto e al suo presidente, Prof. Antonio Cocozza, con i quali ho sempre collaborato costruttivamente ed efficacemente.
Al personale di segreteria e agli assistenti tecnici, una vera “squadra” di persone competenti e disponibili alla collaborazione, su cui ho potuto sempre contare, anche al di fuori dell’ esercizio
del mero mansionario. Ai collaboratori scolastici, che sono stati in grande maggioranza
anch’essi degli efficaci educatori nei confronti dei nostri studenti, capaci di dialogare con loro, soprattutto nei momenti di crisi e di difficoltà e che nel corso degli anni si sono rivelati un
fondamentale sostegno alle tante attività della scuola.
Al Direttore dei servizi generali e amministrativi, Antonio Giorgio, con il quale mi sono sempre trovato in sintonia (anche musicale!), nel risolvere questioni spesso non semplici – se non, talvolta, incomprensibili – sostenuto dalla sua competenza e professionalità.
Ai componenti dell’ufficio di presidenza, in particolare la vicepreside Maria Grazia Macciocca, collaboratrice preziosa per equilibrio, competenza, sorridente disponibilità, come pure la Prof.ssa Rita Illiano, dotata di non comuni capacità di “problem solving” e i Professori Susanna Contin, Monica Faita, Enrico Paverani; con tutti loro ho lavorato sempre in piena armonia e in un clima sereno e fattivo, che ha aiutato non poco a gestire al meglio i rapporti con le famiglie e a risolvere i problemi di quotidiana
gestione delle attività scolastiche.
Ai docenti infine, fulcro ed essenza di ogni scuola, con i quali credo di aver stabilito un clima di reciproca confidenza, senza invasioni di campo e che ho cercato di mantenere al riparo, per quanto ho
potuto, dagli eccessi formali e procedurali che si sono abbattuti sul loro capo in questi ultimi anni, considerandoli essenzialmente donne e uomini liberi nell’esercizio di una professione che è e deve
restare sostanzialmente libera, ma guidata da una legge morale indefettibile e dal desiderio di essere “exemplum” per i propri studenti.
A loro dunque l’ultima raccomandazione: se viene meno il firmamento della libertà e della responsabilità individuale, se viene meno la consapevolezza che il nostro essere nella scuola deve
essere “esemplare”, se si spenge l’”eros”, la passione di trasmettere e di dialogare con i giovani, non resteranno che i tecnici della didattica, all’inseguimento costante del miraggio consolatorio di
vane oggettività valutative o, peggio, figure sbiadite e sterili, rinchiuse nel proprio “particulare”, che saranno presto dimenticate o ricordate solo per il grave danno prodotto nel delicatissimo
processo di crescita dei nostri ragazzi adolescenti e quindi, in prospettiva, al futuro del nostro Paese.

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