Alitalia? Io non c’entro!


Il discorso che Enrico Letta ha fatto per giustificare il nuovo salvataggio a spese, seppur indirette, del contribuente, di Alitalia assume dei toni metafisici, surreali. E’ pur vero che siamo la patria di De Chirico e di Alberto Savinio!

Mi riferisco in particolare alla locuzione “la situazione attuale non è stata determinata da nostre responsabilità”. Sottotesto: “visto che siamo al governo da pochi mesi.”

Pochi mesi? Non c’è  paese europeo con una classe dirigente tanto stabile e inamovibile come la nostra. Nei fatidici anni ’90 l’Inghilterra ha conosciuto la discontinuità forte di Tony Blair,  dopo l’era thatcheriana; la Germania ha mandato a casa l’unificatore Kohl, per scegliere Schroeder, il socialista che si è accollato la responsabilità gravosa ma ineluttabile di riformare il sistema produttivo e il welfare tedesco, per poi scegliere di nuovo il partito conservatore di Angela Merkel; la Francia da Mitterand è passata a Chirac e poi a Sarkozy, fino a scegliere Hollande; persino la Spagna è passata dai conservatori ai socialisti e ancora ai conservatori e poi di nuovo ai socialisti.

E noi? Sono più di vent’anni che abbiamo a che fare con le stesse facce, che ruotano, si compongono e si decompongono, ma non mollano la presa. Lo stesso “giovane” Letta, non era forse in Parlamento quando la nostra compagnia di bandiera si inabissava (anche prima del fatale 2008 berlusconiano!), non si è accorto mai di nulla? Rammento a un cattolico come lui che, secondo il vecchio catechismo, si pecca in opere, ma anche in omissioni. Il Parlamento, e in particolare l’opposizione, ha esercitato in questi anni il dovuto controllo sugli atti di governo?

La questione è che “opposizione” e “responsabilità” sono da tempo vane parole nel mondo della politica italiana, abituata com’è agli agi del consociativismo (occorre forse ricordare le scandalose privatizzazioni all’italiana, attuate da destra e sinistra concordi?), a sopire i conflitti, ad agire sui sintomi, ma non sulle cause dei mali, a cercare la stabilità nel mantenimento dello status quo.

La questione è che il vero eroe, il modello cui si ispirano i nostri reggitori è il grande Alberto Sordi, quando dice  “a me m’ha rovinato la guera” oppure “io c’ho avuto a’ malatia”, non certo il virgiliano   Niso che esclamava “me, me adsum qui feci”.

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