Ancora sulla Germania: da “malato” a “male” d’Europa


 

Ormai è un coro: dall’una e dall’altra sponda dell’Atlantico risuona il nome del colpevole della attuale situazione di crisi e di impoverimento: la Germania, il suo “sacro egoismo”, l’ export eccessivo, la compressione esercitata sul mercato interno dei consumi, il culto dell’austerità a tutti i costi, il terrore. di origine weimariana, per l’inflazione.

Non sono d’accordo. I colpevoli, se pur vale la pena di cercarli, sono altrove (o almeno anche altrove). Negli USA lo strapotere del capitalismo finanziario, con la politica ridotta ad un ruolo meramente ancillare, in Europa la non volontà di confrontarsi con il fenomeno inarrestabile della globalizzazione e il perseguimento di una politica di deficit spending a sostanziale vantaggio dei ceti protetti (pubbliche amministrazioni, professionisti della politica, capitalismo assistito) e senza alcuna vision per un futuro comune.Qualche esempio: la devastazione del territorio praticata in Spagna con il credito facile e l’abnorme bolla immobiliare, l’uso scriteriato della mano pubblica in Grecia, adoperata per mettere su un welfare parassitario, buono per alimentare le clientele, in Italia la patologica crescita del debito pubblico, soprattutto negli ultimi tre lustri, crescita che non è servita a trasformare e a orientare le capacità (grandi) del sistema produttivo del paese, ma a fare una politica di “stabilità”, cioè a dire di conservazione, di consociativismo partitico, di gestione del declino.

Cosa c’entra la Germania in questo quadro? Riporto qui di seguito quanto scritto in un interessante articolo di Guido Bohsem nella Süddeutsche Zeitung di un anno fa: “DIECI ANNI DI HARTZ”

“Se si vuole, Gerhard Schröder è il vero vincitore della crisi. Più la crisi finanziaria mette in ginocchio le altre economie europee, ad eccezione di quella tedesca, più cresce il prestigio del precedente cancelliere. L’uomo della SPD è richiesto in tutto il mondo come consigliere. Tutti vogliono sapere  da Schröder come ha fatto a somministrare una cura da cavallo alla Repubblica un po’ ingessata. I suoi interlocutori vogliono conoscere il segreto del successo che ha reso così dinamica la Germania, mentre negli altri le cose non vanno affatto bene.  Il nucleo del pacchetto di riforme di Schröder giovedì festeggia i 10 anni.

Dieci anni fa, l’allora direttore del personale di VW, Peter Hartz, per conto del governo Schröder, presentò il suo programma di riforme del mercato del lavoro. Con molto pathos e grande risonanza da parte dei media, Hartz illustrò l’essenza delle proposte, che poi, dal 2005, sarebbero entrate in vigore come “Hartz IV”. Mentre all’estero la riforma suscitò interesse e ammirazione, all’interno furono in molti ad avversarla. Nel nostro paese le riforme Hartz restano legate ad un’immagine di devastazione sociale organizzata dallo stato. Ciò non corrisponde a verità, perché, nonostante molti errori ed equivoci, le riforme hanno cambiato in meglio e in maniera duratura il mercato del lavoro tedesco. Si tratta di un programma molto corposo, che ha introdotto un insieme di strumenti completamente nuovi e arricchito la lingua tedesca di nuovi concetti non sempre facili da comprendere: Minijob, Ich-AG, Ein-Euro Job, comunità dei bisogni (Bedarfgemeinschaft), Aufstocker (integrazione salariale), Midjob,  ecc.

Sempre in Hartz IV è contemplata la fusione fra sussidi per la disoccupazione e aiuti sociali. Hartz IV ha terrorizzato milioni di persone con la prospettiva di diventare destinatario degli aiuti sociali entro un anno dalla perdita di un lavoro regolare. Ha mobilitato le masse, che il lunedì si riunivano per dimostrare contro i provvedimenti. Ha reso possibile la riunificazione dei socialisti dell’est e dell’ovest nel nuovo partito della Linke. Ha spinto al ritorno l’ex presidente della SPD Oskar Lafontaine. Ha causato una spaccatura fra socialdemocratici e sindacati, che ancora oggi non si è del tutto sanata. Nessun’altra riforma nella storia della Repubblica federale ha causato un’ondata paragonabile di ricorsi al tribunale sociale tedesco come Hartz IV. Ancora dopo sette anni dalla sua introduzione, ogni giorno vengono pronunciate nuove sentenze. E’ vero che molti lavoratori  guadagnano meno di prima e molti lavoratori interinali si augurano di avere presto un posto fisso e lo stesso salario per lo stesso lavoro, come pure è vero che i disoccupati di lungo periodo non ricevono il sostegno necessario per avere un accesso al mercato del lavoro. Tuttavia Hartz IV ha egualmente sancito il principio che è decisamente meglio lavorare per poco denaro, che tirare avanti in un perenne stato di dipendenza dagli aiuti pubblici.

Questo è un successo che anche i lavoratori coinvolti sarebbero pronti a confermare. Resta difficile rispondere al quesito sul ruolo giocato delle riforme Hartz IV nel realizzarsi dell’attuale situazione positiva del mercato del lavoro tedesco. Sicuramente un ruolo l’hanno avuto, ma non così grande come si è creduto fino ad ora. Che la Germania sia di nuovo la locomotiva economica della congiuntura europea, ha molto più a che fare con altri due fattori. Economicamente più importante delle riforme, è stata la moderazione salariale dei lavoratori. Se confrontati con i vicini europei, i prodotti tedeschi sono tornati di nuovo competitivi. Hartz IV è solo la controparte statale della moderazione salariale. E poi c’è la politica dei tassi della banca centrale. Dieci anni fa ha impostato alti tassi di interesse, che hanno limitato lo sviluppo dell’economia tedesca ad alta intensità di capitali. Mentre per gli altri stati europei i tassi erano troppo bassi ed hanno causato  fragili boom. Oggi la situazione è inversa, e il pericolo nel nostro paese è l’inflazione, non la stagnazione.

Il più grande successo della riforma Hartz è però forse la riforma stessa. La Germania era il malato d’Europa. Nessuno credeva che la Repubblica federale fosse capace di un tale sforzo. Oggi nel nostro paese il numero degli occupati è il più alto di sempre. La riforma soprattutto ci ha mostrato una cosa, che la Repubblica può cambiare, se deve e se lo vuole.”

Ecco dunque che il sentimento antitedesco rinascente in Europa sembra nutrirsi dell’incapacità dimostrata dalle classi dirigenti dei diversi paesi del Vecchio Continente di guardare lontano, della loro cronica mancanza di coraggio nel saper prendere decisioni anche impopolari, nel cinismo di chi fa politica solo per vincere le elezioni e mantenere i propri privilegi di casta (Schroeder, lo ricordo, dopo Hartz IV  le elezioni le perse).  Non sostengo con questo che si debba imitare o estendere il piano Hartz a tutta l’Europa, perché le diverse condizioni storiche lo rendono impossibile. Andrebbe invece propagato e diffuso, fatto diventare coscienza comune di tutti i cittadini europei lo spirito che quel piano animò, quella che potremmo definire una risorta concordia ordinum. Una concordia  ordinum che può rinascere solo se alimentata da un sentimento profondo di giustizia sociale, di riconoscimento del merito, di ristabilimento di una gerarchia di valori, oggi largamente sovvertita. Traggo dall’ interessante sito www.vocidellagermania.blogspot.it  del febbraio del 2013 qualche esempio dalla tabella dei compensi mensili lordi delle principali professioni in Germania:


Mestiere

Stipendio medio mensile lordo full time

Stipendio medio mensile lordo full time- Uomini

Stipendio medio mensile lordo full time- Donne

Germania del Nord

Germania dell’Est

Germania del Sud

Germania Ovest

Assistente agli anziani

2110

2178

2096

1902

1831

2196

2243

Architetto

3196

3479

2836

3036

2864

3294

3327

Art Director

3350

3571

3132

3227

3030

3503

3346

Assistente studio medico

2097

2353

2087

1966

1891

2224

2116

Assistente di direzione

3955

4431

3647

3601

3409

4653

4384

Medico 

3877

4263

3683

3699

3407

4161

4051

Ottico

2245

2416

2166

2143

1965

2345

2370

Venditore di auto

2894

3071

2427

2660

2245

3060

3152

Professsore universitario

4061

4614

3531

3803

3479

4196

4436

Insegnante nelle scuola pubblica

3874

3966

3747

3639

3434

3976

3817

Insegnante nella scuola privata

2893

3028

2790

2610

2542

3173

3049

Primario

12971

13734

11460

12172

11220

14292

12394

Infermiere

2546

2741

2495

2348

2199

2677

2683

Direttore di azienda 

12117

12692

6914

11724

8962

12760

12843

roject manager in ambito medico

4811

5300

4276

4508

4331

4922

4914

Project manager in ambito scientifico

4097

4328

3578

3886

3687

4283

4183

Manager della qualità

3762

3847

3263

3624

3055

3899

3849

Avvocato

4571

4830

4167

4177

3757

5046

4640

Quello che è interessante è osservare non tanto la differenza assoluta tra gli stipendi tedeschi e quelli italiani (che a me pare comunque contenuta) ma il rapporto reciproco tra loro, rapporto che, tranne alcune retribuzioni apicali, resta all’ interno di un 1:3 max.

Chi vuole, si cimenti nel confronto con la situazione italiana e avrà l’immagine concreta di una società ingiusta e poco coesa al suo interno, una società per la quale, in assenza di profondi cambiamenti nell’etica pubblica e privata, non ci sarà un futuro.

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