Dimensionamento scolastico e senatorio


Due notizie in ombra in questa convulsa fase finale dell’approvazione della cosiddetta legge di stabilità, strattonata dalle lobbies, sempre presenti in Parlamento, in Italia e altrove, dove esiste una democrazia di stampo liberale, ma da noi oggi particolarmente potenti e scoperte, data la estrema debolezza della politica intesa in senso alto e non solo vacuamente comunicativo.

Prima notizia: l’emendamento proposto al Senato da M5S sull’abbattimento dei costi delle Camere con la disdetta dei dispendiosissimi contratti d’affitto per deputati e senatori (centinaia di milioni di euro in più anni), appaltati senza gara all’imprenditore romano Scarpellini e approvato appena una settimana fa è stato cancellato dalla medesima Camera. I nostri rappresentanti, compresi quelli residenti a Roma, continueranno dunque a godere di lussuosi uffici al centro della città a spese del contribuente. Ricordo che si tratta di oltre 900 persone.

Seconda notizia: proseguirà il cosiddetto dimensionamento degli istituti scolastici. Altri tagli alla scuola, dunque, nonostante quello che va dicendo il presidente Letta, avatar di un altro, ben più potente presidente che, sia detto per inciso, non ha ancora firmato il pur mansueto decreto per l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti.

Perderanno il dirigente scolastico, il direttore amministrativo e parte del personale ausiliario e tecnico circa ottocento scuole al di sotto dei mille (diconsi mille) alunni. Deve essere ben chiaro che ciò non implicherà la chiusura degli edifici scolastici, che resteranno gli stessi (e quindi costeranno egualmente agli enti locali cui sono in carico), né una vera razionalizzazione della rete di scuole presenti sul territorio, ma solo un peggioramento netto del loro governo, nella qualità dell’organizzazione e della proposta didattica. Tant’è, un “risparmio” ci sarà.

Calcolando a braccio, la somma così nuovamente sottratta alla scuola servirà appena a coprire le spese ribadite in bilancio per gli affitti degli uffici dei deputati e senatori.

Immagine più icastica della crisi di valori e dell’impudenza del nostro ceto politico, ormai solo pallidamente distinto tra destra e sinistra, non si poteva dare.

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2 thoughts on “Dimensionamento scolastico e senatorio”

  1. Trovo molto interessante la relazione posta tra la cancellazione dell’emendamento sulla disdetta dei contratti d’affitto per deputati e senatori ed i tagli – ulteriori e demenziali – alle scuole. E’ interessante perché porta alla luce l’attitudine alla manipolazione insita nel modus operandi dell’intero nostro Parlamento. Ed ha la medesima sagace incisività delle risposte implicite nelle domande che poneva il lettore operaio di Brecht.
    Ma non si tratta solo di onorevoli e senatori. Dopo l’impudenza di chi, mentre vaneggiava di ristoranti gremiti, si preoccupava per le relazioni diplomatiche con Mubarak piuttosto che per il sistema Italia e dopo l’inetta opacità di chi nei vent’anni trascorsi ha messo su governi alternativi ai governi di quel signore, sono arrivati – e continuiamo a goderci – i governi dei conti in ordine.
    Salto la prima domanda (a spese di chi?), perché ha una risposta facile, banalmente lapalissiana.
    Seconda domanda: come è finita la spending review del dott. Enrico Bondi? Prima di andare a commissariare l’Ilva, ha portato a termine quel lavoro?
    Altra domanda: quali sono stati gli esiti di quel lavoro? Tra le tante altre cose, ai tempi si diceva che la revisione della spesa aveva lo scopo di evitare l’innalzamento dei due punti di IVA. Non so che cosa faccia adesso il dott. Bondi, so invece che l’aumento IVA i cittadini l’hanno avuto: non nel 2012 ma nel 2013.
    Chi dobbiamo ringraziare? L’inefficacia della spending review del governo Monti che non è riuscito a chiudere la partita nel 2012 o l’irresponsabile cedimento dell’attuale governo Letta che (previa consultazione anche su questo con il Presidente Napolitano?) ha abolito l’IMU per il 2013? Forse tutti e due? O tutti e tre?

    A seguire, un’altra domanda di ordine più generale: ma quanto tempo passa tra l’annuncio di un provvedimento e la messa in vigore dei relativi decreti attuativi?
    Un cittadino, che volesse/ vorrebbe capirne di interessi generali, è impegnato in un combinato disposto di supergigante e discesa libera – ma depurati entrambi della velocità-, se vuole seguire l’iter dei tantissimi provvedimenti annunciati. Infatti, pur al netto di quelli annunciati e poi ritirati (magari anche dopo il passaggio alle Camere ) e quelli non annunciati ma “semideliberati” e poi cancellati perché pubblicamente riconosciuti come “porcate”(e speriamo che la cancellazione sia stata immunizzata rispetto all’attitudine di cui sopra!), in generale dal mondo politico e da quello dell’informazione proviene gran sciâto – per dirla alla genovese(1) – all’annuncio, ma tanta è la discrezione durante il lungo e defatigante percorso (forse già in questa fase si mettono all’opera i mandarini di Stato?) che spesso si ha la sensazione di non sapere più che fine abbiano fatto/dovranno fare quei provvedimenti, pur all’inizio accompagnati dalla fanfara. E da qualche tempo a questa parte quasi quotidiana è l’attività di percussioni e ottoni.

    Infine, su “l’huffington post” (La Repubblica ) del 27 dicembre uno studio di Confindustria è stato commentato con un articolo che comincia e finisce nel modo seguente:
    “Quasi un punto e mezzo di Pil. Tanto vale il capitalismo di Stato secondo un’indagine del Centro Studi di Confindustria: 23 miliardi di euro. …… 40 mila, in totale, le partecipazioni possedute da amministrazioni pubbliche in quasi 8 mila organismi esterni. ……
    …..Secondo l’associazione……..”Il 7% degli organismi partecipati ha registrato perdite negli ultimi tre anni consecutivamente con un onere a carico del bilancio pubblico che è stato pari a circa 1,8 miliardi. Sono numeri straordinari che il Paese non può permettersi”.
    Quanto tempo, quante legislature e quanti governi bisogna aspettare prima che lorsignori con un atto di dignità decidano che “incarichi di vertice (e non di vertice, aggiungo io) negli enti pubblici siano compatibili con l’iscrizione al partito (a qualsiasi partito) solo se assegnati con metodi concorrenziali di evidenza pubblica?” (il virgolettato, che ho modificato nelle parentesi, è preso da F.Barca).
    Mentre coltivo la speranza che tutte queste domande siano in gran parte frutto del mio essere disinformata, concludo facendo comunque miei gli interrogativi con cui gianlucabent ha chiuso il suo intervento.
    Ma vorrei dire a gianlucabent che non mi sento, anzi non sono grillina né consapevolmente né inconsapevolmente; sono una pd, neanche affascinata dal nuovo segretario, che vede nei dirigenti del M5S persone capaci sì di leggere i bisogni dei cittadini ma poi poco esplicite, anzi direi esoteriche, sugli ancoraggi del loro agire all’interesse generale; a chi, come me, non è capace di vedere molto lontano, i loro obiettivi potrebbero al momento apparire anche solo sfascisti. Sarei felice di potermi ricredere!
    Speriamo in un migliore anno per tutti coloro che pagano le tasse!
    (1)sciâto = chiasso

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  2. Sono spesso d’accordo con quello che scrivi e lo sono anche questa volta.

    Osservo con piacere e sorpresa che da quando non dirigi più un istituto scolastico hai cambiato toni e argomenti dei tuoi scritti.
    Il riferimento all’emendamento del M5S è particolarmente sorprendente.

    Nonostante tutti i discorsi che si sono fatti della presunta antipolitica del MoVimento di Grillo, alla luce di ciò che stanno facendo i parlamentari del M5S, mi pare di poter dire che in fondo siamo tutti grillini, in modo più o meno inconsapevole.

    La politica attuale è solo una pallida rappresentazione della destra e della sinistra che il sistema bipolare vorrebbe rappresentare, e mi sembra di poter dire che il M5S sia l’unica autentica forza politica che rappresenti in maniera trasversale gli interessi dei cittadini.

    Ma la questione oramai è diventata: chi comanda in Italia?
    Letta? Berlusconi? Napolitano? La Troika? Le Lobbies?
    Ma non si chiamava Democrazia?

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