Venghino signori venghino


Ore 18,30 di mercoledì 12 marzo 2014: conferenza stampa del presidente del consiglio Matteo Renzi. La “svolta buona”. Dubito che sarà buona per davvero, ma quel che è certo è che di svolta si tratta, nella comunicazione politica.

Abbiamo infatti assistito al battesimo del primo capo del governo “Power Point”, al trionfo definitivo della politica trasformata in merce, allo sprezzo sovrano verso un linguaggio almeno decente, che, forse, viene ritenuto in quanto tale troppo complesso e indigesto per la “gente”, estrema metastasi di quello che si dovrebbe considerare il popolo sovrano in una democrazia realizzata.

Con una serie di “slides” (già, “job act”, “index” e così via anglicizzando:  l’inglese in politica trionfa in un paese di analfabeti di ritorno e che è in fondo ad ogni classifica nella conoscenza delle lingue straniere) orrendamente colorate, simili nella grafica a quelle che pubblicizzano la trasformazione delle vasche da bagno in docce, con poca spesa e, soprattutto, senza sporcare,  il Nostro ha illustrato le mirabolanti deliberazioni del Consiglio dei Ministri a colpi di slogan  del tipo “riformatori 1 – disfattisti 0”, “terra ferma”, “tassare i fondi per non andare a fondo” e così via creando, chiamando in soccorso e appellandoli per nome, proprio come si fa nelle televendite, Filippo, Graziano, Marco e non so chi altro, che si presume fossero nello studio, invisibili interlocutori e aiutanti del Capo.

Con straordinario fiuto da venditore e radicale mancanza di senso del ridicolo, ha temporizzato in pochi mesi la realizzazione di promesse epocali. Mi piace citarne alcune: la vendita all’asta di ben cento (100!) auto blu entro luglio e, quasi fossero sullo stesso piano, la riforma della pubblica amministrazione e della giustizia entro aprile, la restituzione di parte del cuneo fiscale per i redditi più bassi, che, prevista in un primo tempo per aprile, è stata poi prudentemente spostata a maggio, dopo il voto europeo (non si sa mai!).

Il tutto in un clima di siparietti (vedi la gag sulle cartelline), sorrisi, sicumere e cachinni. Perché così si fa, se si vuole smerciare roba scadente, mentre il Paese è sull’orlo della catastrofe.

Non per nulla l’unico ministro vero, quello dell’economia, ha poi provveduto a mettere qualche caveat alle straordinarie, inaudite, storiche e così via magnificando riforme renziane annunciate. Ho come avuto la sensazione di un déjà-vu, quello del celebre duetto tra Berlusconi e Tremonti di qualche anno fa.

Sono molti ad aver detto in questi giorni di sentirsi obbligati a mostrare fiducia in Renzi, perché, se dovesse fallire, l’Italia crollerebbe definitivamente. Mi auguro che non sia così, perché significherebbe essere già arrivati sul fondo del baratro.

Confesso di essere fortemente prevenuto nei confronti del Novismo così come lo si vede attuato dal giovanilistico team(!) renziano, poiché credo fermamente che le parole siano cose e che un linguaggio come quello che ho sentito ieri sera, sciatto e ingannatore, copra il nulla o peggio.  Pronto a ricredermi, spero di essere smentito nei giorni a venire.

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