Tra Filippo Tommaso Marinetti e il Cavalier Cipolla


Seconda conferenza da me udita ieri del presidente Matteo (lo chiamo così, in omaggio alla sua abitudine di chiamar tutti i ministri per nome, quasi fossero membri della sua squadriglia scout); seconda conferma di un’alterità antropologica sempre più profonda tra me e il suddetto.
Ne parlai già nella mia prima riflessione, pubblicata qui a caldo subito dopo la ormai divenuta celebre “conferenza delle slides”: non si tratta di distinguere tra comunicazione (efficace?) e contenuti, poiché sono fermamente convinto che forma è sostanza.
Come si fa a prescindere dal fatto che il presidente del consiglio di uno degli stati più importanti (e più inguaiati) del mondo ritiene di dover spiegare pubblicamente il documento fondamentale che orienta le scelte di finanza pubblica in dieci “tweet”! Ci ritiene incapaci di comprendere un ragionamento appena un poco più articolato? E che “tweet”, poi: si va dal demenziale “Dies Irap” al “tweet” che scomoda Adriano Olivetti, il quale, come si usa dire, si sarà rivoltato nella tomba nel sentirsi chiamato a coprire il tetto posto allo stipendio dei dipendenti pubblici (tutto da realizzare, viste le modalità con evidenti profili di incostituzionalità, con cui è stato enunciato), sentendosi definire “un grande”, come un qualsiasi idolo delle folle sportive e televisive da chi, forse, non ha neppure letto una pagina di “Comunità”.
E che dire poi delle ineffabili cinque auto blu per ogni ministero? Una Rivoluzione, come ha detto il Nostro, che non sa o finge di non sapere che da tempo è in voga l’abitudine di dismettere le auto blu per sostituirle con altre prese a nolo, con autista, molto più facilmente mimetizzabili.
La Rivoluzione continua. Per racimolare la copertura necessaria all’obolo degli 80 € (che tali non sono, poiché si va dai 75€ circa ai 20€ circa mensili) e alla riduzione del 10% dell’IRAP si è fatta una sorta di questua, niente affatto strutturale, come invece affermato: 150 milioni li darà la RAI (avete presente i bilancio della nostra Televisione di Stato? Avete presente quanto prendono gli alti dirigenti della stessa? Del resto ci sono già stati degli altolà), 100 milioni dalla lotta all’evasione fiscale (it isn’t a joke), proseguendo con sforbiciate da 200 milioni ai ministeri (addirittura 100 in più, meno del costo di un F35, dalla Difesa), dalla ulteriore tassazione “una tantum” sulle quote rivalutate della Banca d’Italia e così via elencando le Regioni e i Comuni e le stesse imprese private, cui sono state tolte le agevolazioni. Provate ad indovinare dove gli enti locali e territoriali prenderanno i soldi che lo Stato centrale toglierà loro.
Ma il contributo più misterioso e originale è quello che scaturisce dalla riduzione drastica della metratura a disposizione degli impiegati statali, i quali ignoravo potessero disporre, singolarmente, dell’equivalente di un miniappartamento, a differenza dei loro omologhi europei, molto più sobri. Ciò dovrebbe condurre a una decisiva diminuzione dei fitti pagati dalla P.A. Mi sorge un dubbio: non è che la metratura abnorme di cui godono i nostri uffici pubblici dipende dalla frequente loro sistemazione in edifici antichi o vecchi, privi dei razionali “open spaces” che si possono comunemente trovare a Londra o a New York? E se così è, qualcuno mi dovrebbe spiegare come si fa a ridurre gli spazi, ad esempio, di Palazzo Chigi: con dei tramezzi che consentano un subaffitto? Con l’abbandono definitivo dello stesso? Per andare dove? Come si quantificano i risparmi? Nebbia fitta in Val Padana.
E poi giù slogan, ripetuti ossessivamente, che paiono aver sostituto il precedente (“abbiamo dato un’altra tredicesima agli italiani”): la restituzione agli italiani di ciò che stato loro ingiustamente tolto (in che senso, quando, come?), l’ora X, per un’Italia coraggiosa e semplice, è iniziata la Rivoluzione.
E tra Graziani e Piercarli, un gran guazzabuglio, un grande affastellamento di parole e di provvedimenti ibridi e diseguali, efficaci subito pochi, procrastinati tanti, i più importanti: dagli interventi sugli incapienti alla riduzione delle municipalizzate a quella dei centri di spesa e così via narrando, senza alcuna visione complessiva, senza potere – o volere – impegnare risorse davvero risolutive, non per fare la Rivoluzione, ma più semplicemente per far ripartire l’economia.
Torno al titolo: abbiamo sicuramente come presidente del consiglio un futurista redivivo, che ama la velocità, il turbine, il rullo compressore, che non dorme mai (“sono quattro giorni, ci ha detto, che sto a Palazzo Chigi”. Ricordate la finestra con la luce sempre accesa a Palazzo Venezia?) e giù “zang zang tumb”, il fumo e il rombo degli scappamenti, il linguaggio rapido della contemporaneità delle masse (rosiconi, gufi, la partita Roma-Fiorentina), lo sberleffo continuo (ha fatto lo sgarzolino per tutta la conferenza, nonostante fosse Venerdì Santo e sia alla testa di un Paese sull’orlo del baratro).
Ma egli è anche la reincarnazione del manniano Cavalier Cipolla, il mago che, agli inizi degli anni ’30, in Toscana, è capace di suggestionare a tal punto il suo pubblico con gesti, atteggiamenti e parole, che riesce a fargli fare e dire gesti e parole che altrimenti non avrebbe mai né fatto né detto.
Vedete voi se non c’è di che essere molto seriamente preoccupati. Attendo ancora con speranza di avere torto marcio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...