Unite i punti e scoprite cosa appare


Spigoliamo un po’ dai giornali:
Corte dei Conti: Rapporto 2014
1. -Il sommerso vale il 21,1% del PIL. L’Italia è ai vertici quanto a dimensioni del fenomeno dell’economia sommersa a livello internazionale, con il 21,1% del PIL nel 2013. Il fenomeno dell’erosione fiscale presenterebbe dimensioni anche superiori dell’evasione.
2. Pressione fiscale al 43,8%, quattro punti oltre la media UE. A fine 2013 la pressione fiscale era pari al 43,8% del PIL, quasi 3 punti oltre il livello del 2000 e quasi 4 rispetto al valore medio degli altri 26 paesi UE”. “Il sistema tributario italiano è caratterizzato da un livello di prelievo eccessivo e mal distribuito”.
3. Il bonus IRPEF è “un surrogato”.Serve una riforma fiscale “equa e strutturale di riduzione e di redistribuzione dell’onere tributario”. In pratica, secondo la magistratura contabile, non servono scorciatoie, ma è necessaria un’azione più globale sull’IRPEF e sul sistema fiscale nel suo complesso. “Scelte selettive, rientranti nell’ambito proprio e naturale della funzione dell’IRPEF, affidati a strumenti surrogati (i prelievi di solidarietà, i bonus, i tagli retributivi) sono all’origine di un sistematico svuotamento della base imponibile dell’IRPEF”, si legge nel rapporto, “finendo per intaccare la portata e l’efficacia redistributiva dell’imposta”. Tutte scelte, secondo la Corte dei Conti, “che allontanano e rendono più difficile, l’attuazione di un disegno equo e strutturale di riduzione e di redistribuzione dell’onere tributario”.
4. Enti e partecipate, 146 sfuggono al censimento e costano 25 mld. La Corte dei Conti ha rilevato che “accanto a una ancora forte presenza dello stato centrale, esiste una pluralità di società partecipate e di enti strumentali che ricevono finanziamenti pubblici” quantificati in “146 che sfuggono al censimento e ricevono dallo stato risorse per 25 miliardi”.
Secondo le stime della Corte, la spesa statale totale media nel triennio 2011-2013 e’ di 76,4 miliardi, mentre la costellazione di enti e società vigilate extra p.a. spende complessivamente oltre 25 miliardi. Secondo la Corte dei Conti, questa compresenza di enti “può determinare sovrapposizioni di compiti, talvolta duplicando funzioni e costi”.
5. Evasione fiscale IVA IRAP a 50 miliardi per il solo 2011 [vedi però il punto 2.]

Centro Studi Confindustria:
L’Italia continua a perdere posizioni nella classifica internazionale dei maggiori paesi produttori: nel 2013 è stata battuta dal Brasile ed è scivolata all’ottavo posto. In sei anni è passata dalla quinta all’ottava posizione.
Tra il 2007 e il 2013 la produzione è calata del 5% medio annuo, “una contrazione che non ha riscontro negli altri più grandi paesi manifatturieri”. E mentre nel mondo prosegue l’espansione della manifattura, in Italia la base produttiva si restringe.
Tra il 2000 e il 2013 l’incremento dei volumi prodotti a livello globale è stato del 36,1%, ma l’Italia è “in netta controtendenza” a -25,5%. Nello stesso periodo nel manifatturiero italiano 1,160 mln di addetti hanno perso il loro posto di lavoro e sono state chiuse 120 mila imprese.
Scandalo Mose (vedi Expo, vedi …): 35 politici e “uomini d’affari” in carcere o agli arresti domiciliari, 100 indagati. Sequestrati 40 milioni agli inquisiti. Ci risiamo con mazzette, ristrutturazioni di domicili privati, finanziamento illecito ai partiti (nonostante quanto i contribuenti sono costretti ancora a versare nelle loro casse)
Rapporto CENSIS sull’occupazione: un giovane su due (nella media) è disoccupato. I livelli di disoccupazione sono tornati a quelli del 1975, al tempo dello shock petrolifero.
IUC (TASI, TARES, …): rimandata a ottobre (sembra), avrà un impatto notevolissimo (Fonte Banca d’Italia: aumento dell’imposizione media del 60%), soprattutto nel settore edilizio, già in profondissima crisi.
Adesso proviamo ad unire i punti con un tratto di penna e vediamo cosa ne esce: un quadro dai contorni davvero drammatici, anche perché non si tratta di “congiunture sfavorevoli”, di “picchi negativi”, ma di un declino ormai consolidato da anni.
La marcia trionfale del presidente Matteo, nelle vesti di San Giorgio che ha ucciso il drago Grillo (che continua comunque a mantenere il 20% di consensi) risuona ancora nelle piazze e nelle strade, con il suo fitto – fin quasi alla parodia – quanto inconsistente calendario di “faremo”, abbiamo già fatto”, “sblocca Italia” e così via fanfaronando.
Hanno ragione Passera e la Corte dei Conti: non è con i “surrogati” e le aspirine che si rimette in sesto la barca, non è con gli annunci mirabolanti che partoriscono topolini che si potrà salvare l’Italia e, soprattutto, non è con le bugie che si curano le profonde ferite inferte al corpo sociale.
E’ necessario tranciare di netto e subito i fili della vecchia politica, delle camarille destrosinistre che si sono spartite per anni i frutti del lavoro e dell’intelligenza degli italiani. Significa certo introdurre squilibri nel sistema, ma è un rischio che dobbiamo correre, se non vogliamo sprofondare definitivamente. Oggi Matteo si lamenta perché, nonostante i suoi titanici sforzi, “il passato ritorna”. Il fatto è che il passato non è mai andato via, ma continua con lui, pur parlando un’altra e più accattivante lingua.
Non abbiamo bisogno di mediocri yesmen ( e yeswomen) di bella presenza, che sfilano nei salotti televisivi e ripetono il medesimo copione preconfezionato dagli uffici stampa dei partiti, ma di un Rassemblement (avrebbe detto il generale De Gaulle) delle teste migliori del Paese, provenienti da ogni latitudine, che vogliano smettere di fare piccolo cabotaggio e pensino davvero in grande, affrontando, anche a mani nude, le metastasi che ci stanno uccidendo:
1. – la diminuzione delle tasse deve essere sistemica, equa e definitiva (non come quella mendace e acchiappavoti di Matteo), rivolta alle famiglie e alle imprese;
2. – bisogna mettere sul piatto non già qualche miliarduccio risparmiato (oggi) tagliuzzando qua e là, ma risorse all’altezza del dramma che stiamo vivendo (100 – 150 miliardi), capaci cioè di far ripartire davvero le macchine;
3. – la riforma della P.A. deve partire dagli Enti Locali, in primis regioni e province(ci sono ancora!), chiudendo per sempre e subito la partita con Enti e società partecipate, invase e condizionate dai partiti. Al centro bisognerà far convergere tutte le risorse sugli ambiti decisivi per il nostro futuro: scuola, ricerca, sanità, eliminando doppioni e trasferendo risorse da un settore ad un altro, se necessario;
4. – si deve cessare da subito (senza pietose quanto inefficaci dilazioni, che nascondono ulteriori inganni) di finanziare la politica e i suoi organismi con la mano pubblica. Mi pare ci sia stato un referendum in proposito.
5. – l’autodichia degli organi istituzionali in termini di spese e di retribuzioni deve essere drasticamente ridotta. Abbiamo l’apparato politico-burocratico più costoso del mondo, che è anche tra i più inefficienti.
E invece eccoci alle prese con la palude delle corporazioni che sperano di salvarsi cambiando d’abito (todos rencianos!), con il cincischiamento istituzionale sul Senato (non sarebbe stato più semplice ed economico dimezzare semplicemente il numero dei deputati e dei senatori e, soprattutto, dei loro famigli?) e sulla (pessima) legge elettorale proposta dal PD, in presenza di oltre 500 (diconsi cinquecento!) decreti attuativi di leggi approvate e mai poste in vigore.
Abbiamo davvero poco tempo e la paura del nuovo che ha condizionato tanti italiani nell’ultima tornata elettorale (perché Matteo è un novista, non un uomo nuovo) deve lasciare spazio a scelte radicali, senza le quali, come dice il proverbio a proposito del medico pietoso, il paziente muore.
Abbiamo poco tempo anche perché, finora e nonostante l’anatema di populismo lanciato a destra e a manca dai “velinari” delle varie reti televisive, tutto si è svolto in un’atmosfera di pacifico dialogo e scontro tra idee e schieramenti. Se i parametri che ho sopra disordinatamente elencato dovessero confermarsi nei prossimi mesi, assieme alla costante diminuzione delle “riserve di grasso” accumulate con i risparmi delle generazioni dei padri e dei nonni, la possibilità che l’intero corpo sociale si fessuri ed esploda violentemente non è sicuramente da scartare.

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