Un inutile pachiderma globale


Raramente mi sono trovato d’accordo con Bruno Vespa. E’accaduto quando il giornalista televisivo ha definito l’ONU “il più grande e costoso degli enti inutili”. La sua impotenza di fronte ai conflitti regionali che si sono succeduti nei venticinque anni dalla caduta del Muro è davanti agli occhi di tutti. Rammento solamente il primo genocidio su base etnica avvenuto in Europa dopo la Shoah, la strage di Srebrenica, in Bosnia, perpetrata dai macellai serbi di Milosevic e avvenuta in presenza dei caschi blu olandesi, che se la sono data a gambe.
L’oggi è ancora più preoccupante. Di fronte alla pericolosa crisi ucraina, all’annessione manu militari della Crimea da parte della Russia, alle guerre civili scoppiate in Siria, in Libia e ora in Iraq, con il loro straziante fardello di centinaia di migliaia di morti e di distruzioni (penso al patrimonio storico-artistico siriano), leggo sui giornali che il segretario generale dell’ONU Ban Ki Mun non ha trovato di meglio che dichiarare di essere “scioccato” dinnanzi al rapimento di diplomatici turchi da parte dell’ISIS siro-iracheno, un atto che considera, bontà sua, “totalmente inaccettabile”.
Chi tiene ormai il conto delle risoluzioni ONU restate lettera morta? Quanti sono i conflitti che l’ONU ha contribuito davvero a evitare o a risolvere? Ha fatto molto di più per la pace mondiale la Comunità di Sant’Egidio, assai meno costosa e burocratizzata.
Perché, oltre all’inconcludenza, l’ONU costa e non poco. Facciamo un po’ di calcoli:
Solo al palazzo di vetro di New York lavorano 10mila persone che costano un miliardo di dollari all’anno. Poi ci sono le agenzie dell’ Onu (le principali sono la Fao, l’Unesco, l’Unicef, l’Oms) con un costo annuo di 12 miliardi di dollari. I funzionari sono 61mila e il totale dei dipendenti Onu nel mondo 115mila. Da aggiungere le missioni che hanno un costo annuo di circa 4 miliardi e 300milioni. Insomma fiumi di denaro che producono men che mediocri risultati. Paradigmatico il contrasto in Liberia fra il tenore di vita dei funzionari Onu e la popolazione. Per esempio: un funzionario guadagna fra i 5mila e i 15mila dollari al mese. Un insegnante locale 30 dollari al mese.
Poi ci sono ben 40 agenzie, tra le quali alcune ignote ai più e radicalmente inutili (se non per chi ci lavora), come la Universal Postal Union (UPU) e la United Nations Industrial Development Organization (UNIDO). Va poi tenuto ben presente il fatto che il 70 % del budget è dedicato alle spese amministrative.
L’Italia contribuisce con un 5,36% alle spese dell’ONU ed è il quinto Paese contributore, prima del Regno Unito (!) e offre al Palazzo di Vetro il doppio circa di risorse della Russia, per una somma globale oltre il mezzo miliardo di dollari. Il maggior contributore restano naturalmente gli USA, con il 25% del totale, ma che almeno ci guadagnano in termini di posti di lavoro e di forniture.
Suggerisco al presidente Matteo di tener presente quel 5,36% e, quantomeno, di dimezzarlo, sottoponendolo ad una vigorosa spending review, che vada a colpire nicchie di privilegio tanto più intollerabili in quanto ricavate in contesti di grande dolore e di profondo disagio: come si fa a tollerare che un funzionario UNICEF, che gode di straordinari fringe benefits (alberghi, voli, rimborsi) e che arriva a guadagnare fino a 20.000 dollari il mese si occupi senza arrossire di bambini che muoiono letteralmente di fame o sono colpiti da terribili malattie epidemiche?
Così facendo, si recupereranno un poco di risorse da destinare a sviluppo e occupazione e, soprattutto, si darà un segnale forte per una radicale riforma di un organismo di scarsissima efficienza, efficacia ed economicità.
Per fare quello che fa oggi l’ONU basterebbe organizzare delle Conferenze periodiche e calendarizzate, che certo non assorbirebbero i vertiginosi costi di questo inutile pachiderma globale.

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