La morte della politica


Si potrebbe scriverlo con una formula: l’efficacia del cosiddetto terrorismo è direttamente proporzionale alla debolezza della politica e all’insignificanza dei suoi protagonisti. Da sempre.
Così accadde il 28 giugno del 1914 a Sarajevo, dove un terrorista serbo innescò la Grande Guerra Mondiale, perché la politica europea restò invischiata in miopi e quasi “automatici” meccanismi di salvaguardia degli interessi nazionali e non seppe sciogliere i nodi veri del latente conflitto.
Così accadde a Monaco nel ’38, quando, di fronte al terrorismo hitleriano, si preferì un confortevole appeasement, nella folle speranza che le cose si sarebbe aggiustate da sole.
Così accadde quando, agli inizi degli anni ’90, la Jugoslavia si dissolse e l’Europa restò come inebetita dinnanzi al terrorismo serbo nei confronti dei bosniaci musulmani (ricordate gli sguardi vuoti dei soldati olandesi a Srebrenica?). Anche lì contammo oltre 200.000 morti prima che noi europei intervenissimo, peraltro tirati per i capelli dagli USA.
Così sta accadendo in Iraq, in Libia e, soprattutto, in Siria,: qui abbiamo tollerato, noi occidentali, con la nostra miseranda politica da furbetti, che ci fossero oltre 250.000 morti, milioni di profughi, un paese che ancora nel 2010 aveva lo stesso PIL pro-capite dell’Egitto totalmente distrutto, assieme al suo straordinario patrimonio di arte e di storia. E tutto ciò con l’unico scopo di soddisfare interessi a corto raggio e, soprattutto, per tentare di impedire che i nostri supposti competitori potessero trarre qualche vantaggio dalla situazione.
Oggi, dopo l’ennesima carneficina di Parigi (non dimentichiamoci della strage di Ankara e della bomba sull’aereo passeggeri russo), è quantomai necessario e urgente dar vita a un tavolo il più ampio possibile (l’odierno “Congresso di Vienna”, che si tiene a distanza di due secoli esatti dal primo, è già qualcosa, ma è ancora molto poco), che riconosca il ruolo di ciascuno dei portatori di interessi nell’area, e ne contemperi le esigenze, pur nella piena consapevolezza della loro diversità.
Bisogna uscire dagli equivoci e dal fiume di vuota retorica che ci sta invadendo. La politica è altro dall’accendere tricolori, cantare la Marsigliese e dire che dobbiamo restare uniti e sentirci tutti fratelli. Fare politica significa saper analizzare la situazione, prendere decisioni e implementarle.
Basta dunque ad un’Arabia Saudita “alleata” dell’occidente che, seppure ufficiosamente, finanzia Da’ish in funzione anti-sciita e riduce in rovine lo Yemen (a proposito, i monumenti non si distruggono solo a Palmira!); basta con le ambiguità di Erdogan, filoccidentale a corrente alternata e giustiziere dei Curdi, ai quali, finalmente, dopo oltre un secolo di sanguinosa attesa va riconosciuto il giusto ruolo nella regione; basta con i balbettii degli USA, con tutta evidenza assai poco interessati a questo settore geo-strategico, avendo ormai spostato il loro baricentro sul Pacifico e nella relazione con la Cina; basta, in particolare, con questa Europa cinica e imbelle, senza una visione strategica che non sia quella dei fili spinati e dell’austerità (che non è sinonimo di moralità).
Per una coalizione che comprenda Russia, UE, USA, Turchia, Egitto e Iran (e con il beneplacito della lontana Cina) sarebbe facile e rapido schiacciare la testa del serpe. Purché si fosse capaci di costruire assieme (per carità, senza nulla chiedere all’ONU, organismo tra i più inutili tra quelli mai prodotti dal consorzio umano) un progetto strategico chiaro sul futuro da dare all’area mediorientale dopo un eventuale intervento armato.
Tale area è instabile non da oggi, con la creazione di Da’ish, ma da almeno un secolo, dalla caduta cioè dell’impero ottomano, a causa delle tradite promesse anglo-francesi, della miope protezione accordata dagli USA ai rozzi wahabiti di Riad (che decapitano le donne sulla pubblica strada, fustigano i blogger, lapidano le adultere e che qualcuno si ostina ancora a chiamare “moderati”) rispetto ai ben più civili hashemiti scacciati da La Mecca (è hashemita il sovrano della Giordania e non è un caso se quel paese ha una politica sensibilmente diversa rispetto a quella dei suoi vicini).
Per dirla in estrema sintesi: dobbiamo tornare a Yalta e costruire un nuovo Medioriente, riconoscendo a ciascuno degli attori una parte in commedia (o, per meglio dire, in tragedia).
Come accadde nel 1945, ci sarà tempo e modo, dopo aver sconfitto Da’ish, il nostro comune, sanguinario nemico, (non credo che Assad sia peggio di Stalin), di ricostituire nuovi equilibri. Anche di “riaccendere” un’altra Guerra Fredda, che sarà comunque meglio di quella “calda” definita acutamente dal papa “la terza guerra mondiale a pezzi”, visto che le vittime che ci furono nel quarantennio circa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al 1989 sono di gran lunga meno numerose di quelle di questo ultimo quarto di secolo. Una guerra multipolare e asimmetrica in cui ci troviamo coinvolti da quando è caduto il muro di Berlino ed è morta la politica.

Annunci

2 thoughts on “La morte della politica”

  1. Caro Maurizio,
    la ringrazio molto per il suo contributo, che arricchisce la riflessione di un importante punto di vista interno alla Francia di oggi. C’è poco da essere ottimisti, a quanto pare. Anche perché le nuove generazioni non sembrano potere o volere andare oltre i lumini e i mazzolini di fiori. La minaccia fascio-lepenista sul suo Paese di adozione è più che reale e i goffi tentativi, che lei ha colto così bene, di Hollande e del suo governo di seguire il FN sul suo stesso terreno (vedi le bombe su Raqqa) non potranno che peggiorare la situazione. Siamo nel 2015 e “appena” un secolo fa un’Europa accecata e governata da mediocri si suicidò. Speriamo che si arrivi alla ragionevolezza e si torni a fare Politica (con la “P” maiuscola) prima che “si siano bruciati libri e massacrati milioni di esseri umani”.

    Mi piace

  2. Si, caro professor Salone, condivido pienamente la sua analisi ed il suo giudizio.
    Aggiungo a sostegno ch’iio, migrante, vivendo in Francia constato l’ipocrisia di una politica che non è politica, ma difesa o ricerca di potere; il primo ministro Walls venne a stringere la mani ai gendarmi che presidiano la frontiera di Mentone a difesa di un gruppetto di giovani eritrei e altri poveretti, gentili e disperati per scongiurare la certa vittoria elettorale dei fascisti-peronisti del Fronte Nazionale; lo stesso Walls recentemente dichiaro’ le condizioni di aparthied di non poca parte di popolazione, ma fu costretto a rinnegare quella valutazione che poteva essere la base per un progetto politico, progetto di diffusione gioiosa, esultante, felice dei veri valori europei di cultura, di bellezza, di convivenza, di progresso, di solidrietà.
    Vivo nella regione che presto sarà governata dai fascisti; regione che raccoglie la maggior parte dei francesi fuggiti dall’Algeria, dove la parte di questi francesi di origine e cultura araba e mussulmana è molto rilevante. In Francia oggi ci sono più di cinque milioni di francesi arabi e mussulmani. A parte l’istituzione dell’ Institut du Monde Arabe a Parigi, cos’è stato fatto qui per attirare, affascinare, magnificare, esaltare i giovani verso i grandi ideali europei, della grande Francia di “Libertè, Egalitè, Fraternitè”? Niente.
    No al velo per le donne, no ai pasti senza porco nelle scuole, no alla cultura francese nelle scuole, no all’ammissione alle frontiere, no ,no, no, no…….
    Vicino a casa mia c’è il quartiere degli arabi, dei francesi arabi, il sindaco è fascista, ha bloccato il permesso edilizio per la nuova moschea,, ancora un NO.
    Come se la CocaCola avesse basato la sua promozione denigrando aranciate, birra e vino. Basta un po’ di cultura di mercato per capire che la politica del NO è inadatta allo sviluppo di un prodotto, come di un’idea.
    La professoressa di francese di mia figlia, quando le feci osservare che non sapera scrivere, si giustificava col fatto che l’ortografia non è più una priorità, sottointeso che la scuola si adatti al sottosviluppo culturale di gran parte di popolazione, invece di sollacitare la sfida di chi vuol riuscire nel sapere e nella vita: conta più forse riuscire nel gioco del pallone?
    Perchè vergognarsi del primato (preminenza in un determinato campo) intellettuale, dell’arte culinaria, del sapere e confinarlo nel numero di pallono che s’infilano nella rete?
    Perchè porta voti a chi meglio sa manipolare l’emozione degli ingenui e acquisire cosi’ il potere.
    Questa è la “politica” che vive su quella già morta, che Lei evoca. Ed infatti non è politica di ideali, di entusiasmi, di valori. Questo è agire pubblico di ciarlatani (“chi cerca di vendere oggetti di scarso valore, ricorrendo a fiumi di parole magniloquenti quanto vacue” – Dizionario Moderno dei Siinonimi, di Renato Rosselli, ed. SEI) che accalappiano le ansie del gran massa di benestanti europei, sprovveduti, incolti che godono di sicurezza, ottima assistenza sanitaria, trasporti efficaci, insegnamento pubblico, ricreazioni esotiche grazie ad un potere d’acquisto della stessa moneta che poi denigrano, di non più guerre in casa e di tant’altri prilivegi e vantaggi che non premiano, ma che non sono disposti a cedere.
    Ipocrisia!
    Dov’è l’Ungheria del 1956? Dov’è l’Europa della Primavera di Praga?
    Ipocrisia è la fonte del ciarlatano. ipocrisia è la fonte dell’agire pubblico di questa povera Francia.
    Per i miei figli, auguro a questa terra francese di avere il coraggio di scegliere il fascismo-peronismo alle prossime regionali e alle presidenziali del 2017, ritroverà cosi’ dopo qualche anno i valori di Libertè,Egalitè, Fraternitè.
    Pare proprio che bisogna scendere nel fondo dell’inferno per ritrovare i valori della luce, del pensiero, della gioia!
    Si, professsore, dobbiamo tornare a Yalta!
    Pare pero’ che ci si arrivi solamente dopo che si siano bruciati libri, massacrati esseiri umani.
    Saluto e mi associo per disperazione al fluire del Suo pensiero.
    Maurizio

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...