GAREGGIO DUNQUE SONO


Interessante e opportuno l’articolo di Mario Fierli “Il Global Teacher Prize. Riflessioni sull’eccellenza”, apparso su “Education 2.0” (http://www.educationduepuntozero.it/professione-docente/03-40213390460.shtml) il  16 marzo scorso, in cui si commenta l’attribuzione del “Premio per il miglior insegnante del mondo” (nel linguaggio sloganistico dei media si tratterebbe del “Nobel dell’educazione”) da parte di qualificata giuria internazionale. Quest’anno il milione di dollari destinato al vincitore è andato a un’insegnante palestinese, con una motivazione sicuramente commendevole.

L’articolo di Fierli è interessante e opportuno anche perché ci consente di riflettere su un fenomeno culturale che va ben oltre il premio in sé e investe l’intero sistema di valori che sembra dominare le nostre scelte, politiche e culturali.

Mi scuso fin d’ora per l’estrema sintesi di cui oso fare oggetto temi tanto complessi e difficili.

È a parer mio un tratto tipico della cultura dominante quello del costante processo di reificazione delle relazioni umane, del sistematico attacco ai legami interni alle comunità e della sostituzione dell’individuo alla persona.

La logica è semplice e neppure tanto nascosta: lacerando quei legami, offuscando il fatto che siamo essenzialmente relazione, si ottiene l’atomizzazione, che è il presupposto della mercificazione. In buona sostanza, perché omnia venalia sint, è necessario che tutto sia decontestualizzato, liberamente collocabile e vendibile sugli scaffali del gigantesco supermarket che siamo diventati.

E’ così che si negano prospettive e gerarchie e tutto entra nel gran calderone in cui le famose vacche sono grigie.

Il modello “gara” dunque dilaga: dalle università alle scuole, alle cucine, ai quiz e alle balere televisive, è tutto un valutare, classificare, punteggiare, confrontare, far tabelle, dar medaglie e coppe. Il paradigma sportivo (non la pseudo ideologia decoubertiniana), tipico e utile dislocamento di pulsioni e tensioni altrimenti incomprimibili, la fa da padrone ovunque. Basti pensare all’uso davvero impressionante, a tutti i livelli, delle metafore legate al gioco del pallone e usate per definire questioni anche molto complesse.

Tornando alla logica sottesa a questi premi così eclatanti (e puntualmente ripresa dalla ministra Giannini), essa mi pare affatto consona alla semplificazione dei processi e alla loro immediata comunicabilità, senza residui. Il popolo di votanti – consumatori ha infatti necessità di oggetti semplici, slegati dal loro intorno, nei quali si possa riconoscere immediatamente il buono e il cattivo, nei quali ogni sfumatura è fonte di fastidio e di ansia.

Le gare, i premi sono coerenti con obiettivi e procedure semplici: è giusto premiare chi lancia il giavellotto più lontano, chi vince un torneo di scacchi, chi primeggia nella traduzione dal greco. Una professione complessa e tutta relazione come quella dell’insegnante è di per sé irriducibile a un contesto agonistico (vedi gli stessi criteri di assegnazione del “Prize”, affatto interpretabili)  e poco adatta alla semplificazione. Ne è testimonianza la difficoltà (oserei quasi dire l’impossibilità) di giungere a parametri di valutazione condivisi e allo stesso tempo persuasivi ed efficaci.

L’abnorme premio di un milione di dollari dato all’insegnante palestinese è sicuramente più che meritato. Basterebbe non chiamarlo “premio al miglior insegnante”, ma “contributo a chi lotta in situazioni drammatiche perché non vadano perduti valori e legami fondamentali”.

Da quanto detto fin qui, si capirà che sono contrario ad ogni scimmiottamento mediatico in salsa italiana del “Prize”. Resto dell’idea che buona politica significa buona, sana e silenziosa amministrazione quotidiana del bene pubblico, non prendere iniziative eclatanti (e costose) per andare a finire sui giornali  e nei TG e lasciare irrisolti i nodi veri della qualità dell’istruzione/educazione anche perché, come dice Raimondo Bolletta “la competizione [è] un tarlo letale mentre la responsabilità [è] un seme fecondo.”[1]

 

Pubblicato anche su:

http://www.educationduepuntozero.it/professione-docente/03-40213858199.shtml

 

 

 

[1] http://rbolletta.com/2015/05/09/il-tarlo-della-competizione-e-il-seme-della-responsabilita/

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