CHIACCHIERE E SILENZIO


La morte della diciannovenne milanese travolta dal treno alla stazione Certosa di Milano ha suscitato, oltre che sentimenti di umana pietà, soprattutto per i genitori, un’alta dose di pensiero filosofico – giornalistico. Esemplare in questo senso il “pezzo”, come si usa dire, di Conchita De Gregorio su “La Repubblica”, grondante di buoni sentimenti e di pathos sull’incomunicabilità tra genitori e figli, sull’uso perverso delle tecnologie (la ragazza pare avesse le cuffiette alle orecchie e per questo non ha sentito l’arrivo del treno che, essendo un “Frecciarossa” e non un vecchio sferragliante convoglio a vagoni  – altro peccato delle nuove tecnologie – è sicuramente più veloce e silenzioso).

Un evento tragico, dunque, come tanti che punteggiano da sempre la nostra vita, innescato da un errore, da una distrazione. È così dalla notte dei tempi: basti pensare al grande filosofo Talete che, come narra Platone – Socrate nel “Teeteto”, cadde in un pozzo perché stava guardando in alto, verso il cielo stellato  (ἀστρονομοῦντα) e non si era avveduto di quel che c’era dinnanzi ai suoi piedi. È così per tutti noi esseri umani: chi può dire di non aver mai “guardato in alto”, di non essersi mai distratto dalla terra, di non aver mai commesso una pericolosa sciocchezza? Portiamo rispetto a questa povera e sfortunata figlia e non facciamone un paradigma su cui esercitare seriose quanto futili considerazioni sull’universo mondo.

Mi chiedo il perché di questo smodato desiderio di chiacchiera, di questo autentico horror vacui, che ci spinge a parlare continuamente su tutto e di tutto, traendo pseudo – principi generali da qualunque sciocchezza ci capiti, dimenticando la nostra intrinseca fragilità e la nostra natura di esseri “effimeri”.

“Le chiacchiere dal barbiere sono la prova irrefutabile che le teste stanno lì solo per via dei capelli”, verrebbe da dire, con Karl Kraus.

Silenzio, più silenzio, ci vorrebbe. Già, ma di questa barberia universale che sono diventati i cosiddetti mass media, il silenzio è proprio il nemico peggiore.

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1 thought on “CHIACCHIERE E SILENZIO”

  1. Hai Ragione: Concita D. scrive un pezzo da vecchia antologia per il buon cuore, e, tuttavia, la circostanza meritava qualche osservazione meno emotiva di carattere sociologico-culturale…che in ogni caso travalica la tragica circostanza di questa giovane donna.

    Anzi non c’entra. Essendo la musica con cuffie e i telefonini sempre accesi non un mezzo di comunicazione, ma di “distrazione di massa” rispetto al rischio incombente della solitudine urbana.

    Ciao.

    A.

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