IL PIAVE HA RIPRESO A MORMORARE?


Gli accenti tonitruanti della nostra politica estera, già uditi nella gestione da noi definita inane e pericolosa del caso Regeni (definizione che ahinoi trova conferma ogni giorno che passa) si fanno sentire anche dalle parti del Brennero.

A cento anni di distanza si sentono echeggiare sinistre grida: “L’Austria ha assunto un comportamento inaccettabile e non ce ne staremo con le mani in mano”, “non consentiremo controlli austriaci all’interno dei nostri confini”, “il muro austriaco della vergogna” e così via declamando. Manca solo il grido “abbasso Franz, viva Oberdan!”.

Tra pochi giorni ricorre il 24 maggio (ricordate la celebre canzone di E.A.Mario?) e credo che il giorno dopo ci sarà il ballottaggio per scegliere il nuovo Bundespresident austriaco. Complice la campagna elettorale in corso, segnata dalla cocente sconfitta delle “larghe intese” alla viennese e che ha aperto la strada alla destra populista di haideriana memoria, si fa di tutto per dar fuoco alle polveri e per sollevare fumo.

Credo che una buona politica serva invece a diradare i fumi e, soprattutto, a mantenere e a far mantenere alle rispettive opinioni pubbliche la lucidità necessaria per ragionare e tentare di risolvere insieme i gravi problemi che si stanno affacciando al nostro orizzonte.

Nonostante gli squilli di tromba e le indignazioni di maniera, al Brennero non sta sorgendo nessun muro. Il governo austriaco ha solo riorganizzato l’ingresso nel proprio paese tracciando diverse “corsie”, stradali e ferroviarie, in modo tale che, se necessario, si potranno compiere controlli più efficaci ed efficienti.

Quanto alla violazione dei sacri confini della Patria, è da parecchio tempo che, opportunamente, pattuglie miste di polizia austriaca e italiana viaggiano sui treni a partire dal territorio italiano.

Va inoltre ricordato che l’Austria, un paese di poco più di 8 milioni di abitanti, già ospita una quota di rifugiati in proporzione superiore alla nostra e che si è già dichiarata disposta ad accettarne oltre 37.000 per quest’anno.

Possiamo dar torto al governo austriaco se non si fida del modo in cui noi italiani abbiamo finora gestito l’emergenza dell’immigrazione di massa? Anche loro hanno la televisione, anche loro vedono e sentono le notizie, che provengono, che so, dal CARA di Mineo. Anche loro osservano la disinvoltura con cui i centri di accoglienza italiana controllano entrate e uscite. Siamo universalmente noti per la nostra furbizia, ma non dobbiamo per questo pensare che tutti gli altri siano costituzionalmente fessi.

Collaborazione concreta e operativa ci vuole, non sussulti moralistici, non la messa in stato di accusa di un Paese che, di fronte all’immigrazione, si è sicuramente comportato meglio di noi, per qualità e quantità dell’accoglienza (ricordate il benvenuto dato dai viennesi ai numerosissimi profughi, soprattutto siriani, giunti alla stazione della loro città? Potete citare fenomeni analoghi in Italia?).

Perché allora queste pericolose guasconate? Il fine mi sembra ancora una volta tutto e solo interno: l’assioma da ribadire è che, con il governo Renzi, l’Italia ha riassunto voce in capitolo, determina – addirittura “guida”! –  la politica europea, “si fa sentire”, batte i pugni sul tavolo, offre contingenti per la Libia (a giorni alterni), bacchetta l’Egitto, gioca sul terreno dei “grandi”.

Suggerisco a chi mi legge di seguire i telegiornali stranieri (BBC, CNN,  France 24, ZDF, ecc.): dell’Italia non si parla pressoché mai, e non perché il nostro non sia un paese importante, ma, credo, perché è impossibile decifrare la nostra politica estera, globale ed europea, una politica che sgomita per arrivare alle prime file delle foto di gruppo, ma che non ha alcuna fisionomia.

 

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