TRUMP, PUTIN E LA SEDUZIONE DELL’UOMO FORTE


Traduco qui alcuni brani di un interessante articolo di Gideon Rachman, pubblicato sul “Financial Times” del 17 maggio scorso e segnalatomi dall’amico Antonio Lettieri.

Mi verrebbe da dire, anche in riferimento all’Europa e all’Italia, “de te fabula narratur”.

Certo, modi e proporzioni sono fortunatamente altri e diversi, almeno per ora. Credo tuttavia che non si possa non riconoscere, nell’emergere sempre più diffuso dell’”uomo solo al comando” come modello generalizzabile di governo, che Rachman coglie a livello globale, un tratto caratteristico comune ed evidente anche nelle avanzate democrazie europee, un tratto da cui i nostri media non mettono sufficientemente in guardia l’opinione pubblica.

“L’ascesa di Donald Trump è stata accompagnata da prevedibili commenti del tipo ‘può capitare solo in America’. Tuttavia si comprende meglio il fenomeno Trump se lo si considera come un segmento di una tendenza globale, cioè a dire quella del ritorno dell’Uomo Forte sulla scena politica internazionale.”

Rachman pone nel 2012 l’anno di svolta:

” A maggio Vladimir Putin torna al Cremlino come presidente della Federazione Russa. Pochi mesi più tardi Xi Jinping prende possesso della carica di segretario generale del partito comunista cinese. Sia Putin che Xi sostituiscono dei leaders poco carismatici – Dmitry Medvedev e Hu Jintao – e fanno rapidamente le prime mosse verso un nuovo stile di governo. I media compiacenti sono incoraggiati a costruire un culto della personalità, sottolineando la forza e il patriottismo dell’Uomo Nuovo alla testa del Paese.”

Questa tendenza si diffonde poi dalla Russia e dalla Cina anche in altre aree del globo:

” A luglio del 2013 si verifica un colpo di stato in Egitto, che rovescia il governo dei Fratelli Musulmani e segna l’ascesa al potere di Abdel Fattah al-Sisi, già comandante in capo delle forze armate. L’anno dopo Recep Tayyip Erdohan, che è stato primo ministro per 11 anni, viene eletto presidente della Turchia. Fin da subito si muove per rafforzare l’istituto presidenziale, marginalizzando gli altri leaders e dando un giro di vite alla libertà di stampa.”

Secondo Rachman, il fenomeno Erdohan è particolarmente interessante, perché dimostra:

“Che le democrazie non sono affatto immuni dalla seduzione esercitata dall’Uomo Forte. Erdohan è autoritario per istinto, ma ha conquistato il potere attraverso le elezioni.”

Stesso discorso per Narendra Modi e per altri leaders:

“Eletto primo ministro indiano nel 2014, ha fatto campagna elettorale basandosi sulla sua forza personale e sul suo dinamismo, promettendo di invertire la deriva degli anni del governo moderato e conciliante di Manmoah Singh. In Ungheria Viktor Orban, eletto primo ministro, ha mostrato subito un deciso profilo autoritario. […] La settimana scorsa, le Filippine hanno eletto presidente un populista, Rodrigo Duterte, che sostituisce il cauto tecnocrate Benigno Aquino.”

Parlando del caso Donald Trump, l’A. ritiene che:

“Gli americani potrebbero anche rifiutarsi all’idea che la politica USA abbia qualcosa in comune con quella russa e cinese. Tuttavia, nella realtà dei fatti, Trump, che ormai sembra essersi assicurato la nomination per la candidatura repubblicana alla Casa Bianca, manifesta molte delle caratteristiche riscontrate nei comportamenti degli altri uomini forti al potere, Putin, Xi, Erdohan, al-Sisi, Modi, Orban, Duterte. Tutti costoro hanno promesso di mettersi alla testa di una rinascita dei sentimenti nazionali servendosi della forza delle loro personalità e della esplicita volontà di ignorare le sofisticherie del liberalismo. In molti casi, la promessa di una leadership “decisa a decidere” è sostenuta da una netta intenzione, talvolta implicita, talaltra esplicita, a usare metodi violenti e illegali contro i nemici dello stato.”

Alcuni esempi: “Le tattiche brutali usate da Putin nella seconda guerra cecena sono ben note agli elettori russi. Modi ha avuto probabilmente un ruolo nel bagno di sangue accaduto nel suo stato del Gujarat, tanto che per molti anni gli è stato impedito l’ingresso negli Stati Uniti. Al-Sisi si è garantito il potere con i massacri perpetrati nelle vie del Cairo e persino negli USA, uno stato di diritto, Trump ha promesso di torturare i terroristi e di uccidere i membri delle loro famiglie.”

Importante la sottolineatura che Rachman fa del rapporto critico tra Uomo Forte e libera stampa:

“La leadership dell’Uomo Forte si accompagna solitamente a un’estrema suscettibilità nei confronti delle critiche. Sia Putin che Xi hanno fortemente compresso le libertà di espressione. In Turchia, Erdohan ha citato in giudizio circa 2000 persone per diffamazione. Trump non perde occasione per insultare i media e ha dichiarato che renderà più facile per i politici denunciare i giornalisti.”

Alle radici del potere dell’Uomo Forte vi sono :

“Il senso di insicurezza, di paura e di frustrazione. Così Putin e Erdohan dipingono la Russia e la Turchia come Paesi circondati da nemici; al-Sisi ha promesso di liberare l’Egitto dal terrorismo. Xi e Modi hanno fatto tesoro delle frustrazioni dell’uomo comune nei confronti della corruzione e delle ineguaglianze sociali. La campagna di Trump ha incluso elementi tipici di questi argomenti, con la promessa di arginare il declino nazionale e di farla finita con delinquenti e immigrati.”

Al polo opposto Rachman colloca Barack Obama e Angela Merkel, i quali:

“Si dimostrano entrambi cauti e capaci di prendere decisioni su scala globale, [mentre] il nazionalismo arrischiato di Putin ha fatto proseliti in Cina, nel mondo arabo e altrove. Trump e Putin sembra abbiano configurato una sorta di comunità di mutua ammirazione. Spesso gli uomini forti vanno d’accordo tra loro, almeno agli inizi. Tuttavia, proprio perché le loro relazioni si basano sulla condivisione di un deciso stile ostentatorio piuttosto che su principi fondanti, non è raro che esse si deteriorino clamorosamente. Erdohan ha mantenuto stretti rapporti con Putin e con Assad fino in tempi recenti; poi tali rapporti  si sono trasformati in fiere inimicizie. Andando indietro nella storia, il patto tra Hitler e Stalin del 1939 aprì la strada, due anni più tardi, alla guerra tra la Germania e l’URSS.”

La conclusione è pregnante e non può non inquietare:

“L’allarmante verità è che raramente l’impatto di una leadership dell’Uomo Forte ha effetti limitati all’interno dei confini nazionali. Molto di frequente, il fiume carsico della violenza che essa fa scorrere nella politica interna, emerge anche sul teatro internazionale.”

                                                                                                                                    Gideon Rachman

 

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4 thoughts on “TRUMP, PUTIN E LA SEDUZIONE DELL’UOMO FORTE”

  1. Caro Claudio,

    hai fatto bene a mettere in evidenza l’articolo del Financial Times. Gideon Rachman ha una vasta conoscenza delle dinamiche politiche globali.

    Ma ai fine del discorso su Trump si affida troppo alle equivalenze. In generale gli”uomini forti” reagiscono a situazioni diverse, e la domanda su Trump rimane inevasa. Perchè si verifica nella “più grande democrazia occidentale”?

    In effetti c’un paradosso. Interessante. I repubblicani hanno bloccato la politica diciamo “riformista” (per quello che vale la definizione) di Obama, dopo i primi due anni di presidenza, hanno creato una situazione di crescente e insopportabile diseguaglianza che ha calpito in particolare la classe operaia bianca e i ceti medi.

    Trump coglie la crisi e propone la sua ricetta per molti versi inconsistente e demagogica ma in grado di mobilitare i ceti perdenti. (In passato l’avrebbe fatto un capo fascista o sorretto dai militari), E, a questo punto l’establishment e in particolare i repubblicani non sanno che fare, e più consapevoli si accingono a votare Hillary che pure odiano. Paradossi della politica americana!

    Per cambiare politica ci vorrebbe Sanders, ma l’establishment non può accettarlo.

    Rachman considera la situazione americana inaccettabile, ma come tutti i commentatori “moderati”),rimane lontano da un’analisi realistica del trionfo di Trump.

    E’ comunque importante, per uscire dal sordo provincialismo italiano.

    Ciao. (Domani vado a Milano.Al ritorno ci sentiamo)

    A.

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  2. Caro Preside,
    ho letto con il consueto piacere la sua ultima “fatica”.
    La visione allarmata del giornalista americano è condivisibile e, in fondo, condivisa da molti ma secondo me un po’ limitata. E’ tutto verissimo quello che dice ma non esamina granché le cause del fenomeno, che pure, sono facilmente rintracciabili nel recente passato. La caduta delle terribili dittature dell’Europa dell’Est ha generato un rimescolamento generale e il riemergere di odi e rivalità razziali e religiose mai scomparse e solo tenute a bada fino a quel momento dalla forza dei carri armati: in Europa, ovviamente, ma anche in Asia e Africa, attraverso i dittatori più o meno fantoccio finanziati ed armati dall’U.R.S.S. (vedi Etiopia e Eritrea, Libia ecc.) E adesso la situazione non può che essere esplosiva e, purtroppo, forse di impossibile soluzione. Gli “uomini forti” hanno certamente un séguito perché all’uomo semplice sembrano più affidabili, sfruttano paure e disagi presenti e reali, che i moderati sembrano non prendere in considerazione, occupati solo a far soldi più o meno illegalmente.
    Ho appena finito di leggere un bellissimo libro dello scrittore algerino che pubblica sotto lo pseudonimo di Yasmina Khadra e di cui le ho già accennato; si tratta di L’Equation africaine, che credo le piacerebbe. Attraverso la drammatica avventura di due europei, evoca la tragedia della popolazione africana, schiacciata da un progresso che non le appartiene, vittima di orde di ribelli con la mentalità sanguinaria e vendicativa del primitivo e le armi dell’uomo del XXI secolo che le grandi potenze continuano a vendere per sostenere l’industria.
    Pessimismo per pessimismo, trovo più condivisibile e profonda la visione del mondo che emerge in questa riflessione di Khadra:

    “ Les vérités que l’on éludait nous explosent à la figure; les épreuves que l’on croyait prédestinées aux autres deviennent les nôtres avec une évidence telle que l’on a du mal à se supporter. Sont-ce les signes précurseurs de la Fin, l’effritement d’une époque où les âges obscurs et la modernité se croisent pour avorter d’androïdes exterminateurs et tracer ainsi, à l’humanité entière, le chemin le plus court vers son extinction?”
    A presto !
    M.G.C.

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  3. Chiar.mo prof. Salone, nel leggere i suoi scritti – a quale parola inglese posso ricorrere per meglio esprimermi ? -colpisce il sostegno e l’intreccio storico che mutano le sue argomentazioni da opinioni o interpretazioni dei fatti in inconfutabili certezze. Lei non si permette la prepotenza di sciorinare sue suggestioni come verità. Credo sia il massimo rispetto per il lettore. Grazie. Marcella Castriota Stasi

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    1. La ringrazio per la considerazione e l’attenzione che dedica alle mie riflessioni. Il tema della democrazia nel XXI secolo credo sia una questione fondamentale, su cui in Italia si discute troppo poco. Per ignoranza o per cinismo?

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