La forma della memoria: una riflessione di Giuseppe Gristina


Ricevo dall’amico Pino e volentieri pubblico la sua riflessione sull’anniversario della strage di Bologna, condividendone spirito e lettera. 

Mentre scrivo sono le 23:58 del 2 agosto 2016.

Tra 2 minuti la data di oggi tornerà a essere un ricordo fino a quando la rivoluzione terrestre non ce la riproporrà.

I fatti che caratterizzano la storia degli uomini hanno in comune con il pianeta in cui si verificano questa singolare caratteristica: si ripresentano ogni 365 giorni.

In sé e per sé quindi non scompaiono. Nella memoria degli uomini invece possono affievolirsi fino a scomparire.

Gli psicologi hanno buon gioco nel dimostrare che questa ciclicità – ricordare, dimenticare, ricordare di nuovo – possiede una traiettoria solo apparentemente circolare. In realtà essa assume la forma di una spirale logaritmica che si avvolge su sé stessa, in cui la riduzione del raggio di curvatura si sviluppa secondo una regressione geometrica. L’evento viene si ricordato, ma ogni volta con una intensità inferiore (pari alla metà della volta precedente se la regressione fosse davvero geometrica) fino a ridursi a un piccolissimo punto, in costante tensione verso l’annullamento.

Il ricordo dell’evento dunque non scompare di per sé, ma la riduzione ad ogni spira della sua forza di impatto mnemonico in termini sia di intensità delle emozioni suscitate che di potenza di riflessione indotta, aiuta a dimenticare e, in ultima analisi, a sopravvivere.

Primo Levi insegna che in alcuni specifici casi della storia degli uomini questa ciclicità degli eventi di forma spirale è però tragicamente rischiosa proprio per la tendenza ad esaurirsi che la memoria assume.

Levi sostiene che se la memoria si riduce, quando il fenomeno si ripresenterà – e si ripresenterà essendo le sue cause intrinseche alla natura umana – non avremo armi per affrontarlo perché sarà come se si presentasse per la prima volta. “ … Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo…”, egli dice, e poi: “meditate che questo è stato”.

Secondo l’esperienza di Levi la forma che allora dovrebbe assumere la memoria è quella della circonferenza: il raggio di curvatura è sempre lo stesso e ad ogni ciclo di rivoluzione la memoria ripropone con esattezza le caratteristiche di quell’evento: come si è svolto in quel punto preciso, perché, il tempo impiegato a svolgersi, tutte le storie singole che in quel punto si conclusero o si avviarono, si avvicinarono fino a incontrarsi o si allontanarono fino a non incontrarsi più, contribuendo collettivamente, con la loro tragicità, a generare la forza stessa della rivoluzione.

Giudicando a posteriori, dare una forma circolare alla memoria non sembra sia stato sufficiente nel nostro Paese.

Ora sono le 0:25 del 3 agosto.

La rivoluzione è di nuovo al suo inizio e ciò che è accaduto ieri (o che accadde in tutti gli “ieri” a cominciare da oggi e andando a ritroso al 2 agosto del 1980, ma anche a tutte le altre date delle stragi d’Italia) dovrà attendere altri 365 giorni per riemergere.

Maurizio Ferraris nel suo libro Emergenza (Einaudi, Vele) dice: “la verità, e la realtà a cui si riferisce, emerge per forza propria, e non viene costruita con le deboli facoltà degli esseri umani, come hanno immodestamente preteso tanti filosofi”.

Eugenio Borgna, per lo stesso editore e nella stessa collana, asserisce poi, a proposito di Responsabilità e Speranza, che “conoscere sé stessi e gli altri è il modo più intenso di essere responsabili. Ma la vita è insieme proiezione di speranza: obbligandoci a valutare le conseguenze di parole, sguardi o silenzi che la fanno nascere o morire”.

In questo tempo, in realtà non più malsano di altri che pure hanno caratterizzato la storia degli umani e in particolare la nostra, il senso delle tre parole Verità, Responsabilità, Speranza, che danno anche significato profondo alla politica, si è smarrito e non sembra che noi si sia in grado di ritrovarlo.

A sua volta, una politica deprivata della Verità, della Responsabilità, della Speranza non sarà in grado di attribuire alla memoria la dimensione dinamica che serve a conservare ma anche a ricreare e ricostruire, che custodisce il passato ma, allo stesso tempo, garantisce e fa crescere il futuro.

Così, dopo una innumerevole serie di molteplici, eterogenee commemorazioni in forma di riti privi di significato e di pathos, scompariremo.

Se questo accadrà sarà perché questa semplice verità emergerà per forza propria non essendo più noi in grado né di essere responsabili né di sperare.

 

 

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