La scuola sconfitta


 

In due brevi notizie apparse in sequenza sulla pagina di “Google news” di oggi vi è la cronaca di una sconfitta.

Prima notizia: l’” Eduscopio”, osservatorio su scuola e università della Fondazione Agnelli, ha pubblicato anche quest’anno la classifica delle migliori scuole d’Italia e, udite, udite, le migliori sono il Tasso e il Mamiani di Roma, il Parini e il Berchet di Milano e così via via tutti gli altri licei storici di tradizione di altre importanti città d’Italia. I soliti noti, insomma.

Seconda notizia: in Sicilia aumenta l’abbandono scolastico (dispersione) che sale al 24,5%, una percentuale enorme se paragonata alla media europea, inferiore di circa tre volte. Anche qui i soliti noti.

A parte che a me sembra un grande spreco di risorse (seppure private) promuovere studi e ricerche che certificano l’ovvio, queste tuttavia ci parlano a chiare lettere della manifesta ininfluenza del sistema scolastico, che non ottempera più al dettato costituzionale sancito dall’art. 3 comma 2 e non funziona più da ascensore sociale.

Non mi pare un elemento trascurabile il fatto che i licei con il punteggio più alto (basta però con le gare e le classifiche!) siano frequentati ab initio per lo più da studenti che provengono da famiglie della media e alta borghesia urbana, quelle cioè più acculturate, studenti che possono fare i compiti nelle loro camerette corredate di biblioteche e computer, frequentare stages e corsi extracurricolari. Cosa c’è di straordinario nel fatto che, nati tra i primi, quei ragazzi restino tra i primi anche a scuola e nell’università?

Esclusi dalla classifica di “Eduscopio” sono invece gli istituti professionali, i paria del sistema, che pure rappresentano circa il 15% della scolarità totale e dove si annidano i problemi più gravi di integrazione e di miglioramento – vero, non a punti – della didattica.

Il tasso differenziale tra nord e sud Italia continua a crescere, le università meridionali hanno sempre meno iscritti e intere regioni, tra cui vaste plaghe delle due isole maggiori, sono ancora lontanissime dall’Europa e dagli standard OCSE/PISA.

Se, invece di alimentare questa perversa logica premiale secondo la quale il faro va acceso sui migliori tout court (che sono poi sempre gli stessi), si facesse una classifica non già delle “top ten” (horresco dicens), come in una qualsiasi hit parade delle canzonette, ma delle bottom ten verso le quali devono essere indirizzate tutte le attenzioni e le risorse possibili, la scuola pubblica di Stato non patirebbe l’amara sconfitta di essere diventata un mero ente certificatore delle ineguaglianze e delle ingiustizie sociali.

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2 thoughts on “La scuola sconfitta”

  1. Verissimo! A chi e a cosa servono queste inchieste?
    Aggiungo poi che chi frequenta i migliori licei frequenterà, probabilmente, anche le migliori università e farà anche i migliori percorsi postuniversitari.
    Sarebbe interessante una’inchiesta della Fondazione Agnelli sul livello di disoccupazione giovanile tra gli ex studenti di quei licei, a 3 anni dal termine della formazione universitaria e postuniversitaria.
    Un caro saluto

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  2. Totalmente d’accordo. A tutti i livelli si ripropone, ampliata, una differenza di classi sociali. L’America è il paradigma. High School pubblica dalla quale si esce semi-analfabeti.. Poi l’Università per i ricchi…

    Ciao.

    A.

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