Una riflessione di Giuseppe Cappello (“Il governo Gentiloni e Montesquieu”) e un mio commento


 

Pubblico qui un intervento di Giuseppe Cappello, poeta finissimo e ottimo insegnante di filosofia e storia, a proposito del nuovo (si fa per dire) governo guidato da Paolo Gentiloni Silverj, corredato da un mio commento. Buona discussione a tutti!

“Credo che la formazione del nuovo governo Gentiloni contenga molte indicazioni che ci permettono di individuare il risultato profondo del referendum del 4 dicembre. La vittoria del NO, infatti, a mio avviso, oltre a sancire la riaffermazione della Costituzione vigente ha con essa riaffermato l’orizzonte generale della  vita pubblica italiana che credo sia destinata a ristabilizzarsi sulle coordinate che proveremo a dire. Innanzitutto la rinascita di un parlamentarismo paralizzante ai fini dell’azione politica; una paralisi in cui i poteri forti e occulti la faranno da padrone più di quanto non sarebbe potuto accadere con la rifoma; quindi, l’indicazione di un ritorno a una legge elettorale proporzianale che è il congenere corollario dell’atavico parlamentarismo paralizzante italiano; paralizzante e, per esprimere comunque un governo, appunto, destinato alla pratica della più vasta tessitura di una fitta e occulta rete di inciuci. Cosa sembra infatti trasparire dalla formazione del nuovo governo se non un rispolvero in grande stile del manuale Cencelli? Tutti sono stati ‘accontentati’. Renzi, innanzitutto, continua a esercitare i suo controllo sulla politica italiana grazie alle sue persone di fiducia quali la sottosegretaria Maria Elena Boschi, il ministro Graziano del Rio, il ministro Poletti e, con una buona dose di ironia, sullo scranno del Ministero dello Sport, Luca Lotti; i sindacati hanno ricevuto anche essi il loro compenso con l’ingresso nella compagine di governo della CGIL nello strategico ministero dell’istruzione: il governo spera (invano) di ricucire con il mondo della scuola e il sindacato potrà esibire la sua sclerotica vitalità di fronte a chi deve rinnovare a breve la propria tessera; la minoranza del PD e in particolare D’Alema ha ottenuto l’importante Ministero degli Interni; Berlusconi diverrà di nuovo l’ago della bilancia della politica italiana (nessuno potrà governare senza allearsi con lui); il mondo cattolico più retrivo, abituato a controllare la sanità pubblica e privata, vede Beatrice Lorenzin ancora in posizione di comando nonostante le numerose gaffe della propaganda sul fertility day; e perfino i Grillini e la Lega, a loro insaputa, rientrano tra i beneficiari di questo nuovo governo: potranno continuare a sottrarsi dalla prova del governo e esercitare la loro più riuscita attività dell’opposizione che strepita e si dibatte. Insomma, altro che governo fotocopia, quello di Gentiloni, come si addita da più parti: con questa nuova esperienza ci sembra piuttosto che Renzi abbia dismesso la sua più audace tenuta da riformatore, bella o non bella a seconda dei punti di vista, per entrare fra gli abiti più grigi della conservazione. Forse per un momento di pausa e per una nuova sortita, più prudente ed esperta, da riformatore? Lo vedremo. Per adesso ci sembrano più intonate con la direzione che sta (ri)prendendo la politica italiana, grazie alla vittoria del NO, le parole di Montesquieu lì dove egli scrive: «tutte le società che in fondo sono un’unione di spiriti, si forma un carattere comune. Quest’anima universale assume un modo di pensare che è l’effetto di una catena infinita di cause che si combinano e si moltiplicano da un secolo all’altro. Una volta che il tono è dato e fatto proprio, esso solo governa, e tutto ciò che i sovrani, i magistrati, i popoli possono fare o immaginare, sia che sembrino opporsi, sia che si adeguino, sempre vi si riferisce». Speriamo che non sia così e qualcosa si rimetta in movimento verso il futuro ma temo che questo sia solo, per dirla con Feuerbach, un «ottativo del cuore» di un’irriducibile riformista di sinistra.”

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Gentile Professore,
in nome del dialogo che appassiona entrambi (direi però più ciceroniano che socratico, visto che non si tratta di far nascere maieuticamente una creatura già concepita, ma di un più romano confronto tra posizioni diverse), commento il suo scritto:
1. – “rinascita di un parlamentarismo paralizzante”. Siamo in pieno renzismo. Le istituzioni democratiche sono “paralizzanti” in quanto tali, perché imbrigliano la volontà del Capo e della sua Gefolgschaft? Mi pare affermazione pericolosa, anche perché attribuisce alle istituzioni colpe e responsabilità che sono di chi quelle istituzioni utilizza;
2. – “i poteri forti la faranno da padrone”. Mi pare che con il piccolo Duce di Pontassieve i poteri forti abbiano spadroneggiato un po’ dappertutto (la dottrina JP Morgan, i donativi a Confindustria, le banche, ecc.). Con la vittoria del SI, il sistema sarebbe andato definitivamente a regime e tutto avrebbe funzionato più speditamente (ah, il demone della velocità!). Certo non per quel 25% di italiani alla soglia della povertà e per gli altri 5 milioni che poveri lo sono di già.
3. – “la minoranza PD e in particolare d’Alema ha ottenuto l’importante ministero dell’interno”. Definire Minniti dalemiano è operazione audace, su cui lo stesso interessato avrebbe da dire. Educato da “Baffino”, certo, ma presto diventato renziano convinto (vedi le ultime posizioni prese). La minoranza PD è invece restata a bocca asciutta, come si merita.
4. – “i grillini rientrano tra i beneficiari del governo Gentiloni”. Vero. Sospetto che un esecutivo così sgangherato e bugiardo (vedi l’ineffabile Maria Elena) lo abbiano dettato Di Maio e Di Battista, allo scopo di raggiungere, alle prossime elezioni, il famoso 41% dei voti;
5. “Renzi ha dismesso la sua più audace tenuta di riformatore”. La narrazione renziana ha qui colto nel segno, se è riuscita a far credere, anche a una persona intelligente come lei, di provenire da un “riformatore”. Qualche parola in libertà, nello stile futurista che è proprio del Nostro: voucher, contratti a tutele crescenti, Buonascuola, sanità lorenziniana, stagnazione economica (siamo ormai l’unico Paese d’Europa, oltre la povera Grecia, che resta in coda e non cresce), disoccupazione giovanile alle stelle, desertificazione di intere regioni (vedi Sardegna e il sud in generale, per il quale, udite, udite, il governo Gentiloni ha riesumato il ministro per il Mezzogiorno). L’elenco delle false o non riuscite riforme potrebbe continuare. Il fatto è che Renzi è sempre stato un doroteo rivestito di panni grillini. Il travestimento ha retto, ma poi, come si sa, le bugie hanno le gambe corte e in quanto a bugie, il Bomba non è secondo a nessuno.
6. – Quanto alla bella citazione di Montesquieu, non mi trova d’accordo l’intonazione nostalgico-pessimistica per cui la sconfitta del SI sarebbe stata la sconfitta della ragione e la vittoria del NO la vittoria delle masse senza volto e senza testa, con un Renzi che, a mezzo tra De Gaulle e Garibaldi, si chiude a Pontassieve/Colombey-les-Deux-Églises/Caprera, per ritornare “più prudente ed esperto, da riformatore”. Il Cielo ce ne scampi.
Chiudo questo mio lungo commento: la meteora Renzi ha illuminato il cielo per mille giorni e poi è declinata lasciando di nuovo tutti al buio, con i problemi di fondo del Paese rimasti irrisolti. Si è trattato di un tentativo, tutto giocato all’interno dei luoghi del potere, di sostituire il vecchio gruppo dirigente con un altro, più giovane e trendy. Tutto qui. Verrebbe da dire, crocianamente, heri dicebamus.

 

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2 thoughts on “Una riflessione di Giuseppe Cappello (“Il governo Gentiloni e Montesquieu”) e un mio commento”

  1. Sul parlamentarismo paralizzante condivido del tutto ciò che è stato osservato da Salone. Aggiungo solo che davvero il tempo è galantuomo. Il Governo Gentiloni tre giorni prima di Natale approva il decreto per il salvataggio di MPS; subito chiede l’autorizzazione al Parlamento, all’antivigilia di Natale c’è l’autorizzazione e il Governo può procedere. Con buona pace di chi ha predicato contro il bicameralismo perfetto , non sapendo (o non volendo?) ammettere che il problema vero è la volontà politica e non l’istituzione.

    Quanto a quello che sarebbe accaduto con l’approvazione della Riforma, non so formulare ipotesi. So invece che quella Riforma è risultata così raffazzonata da far emergere già durante la esasperante campagna referendaria certi difetti strutturali, capaci con tutta evidenza di alimentare il parlamentarismo paralizzante. Quanto poi alla strategia (ma, forse, è più corretto parlare di semplice tattica) messa in atto dall’ex presidente del Consiglio per contrastare l’inconcludenza dei lavori parlamentari è utile ricordare quali e quante forzature procedurali sono state compiute per approvare l’Italicum (v.si G. Zagrebelsky, Loro diranno noi diciamo, pp.37-42).
    A Genova dicono: U nu gh’è dife(r)ensa tra u marsu e a muffa (Non c’è differenza tra il marcio e la muffa).

    Sul ritorno ad una legge elettorale proporzionale: sarà la proporzionale, sarà il Mattarellum, sarà la nuova “cosa” che uscirà dal Palazzo della Consulta? Perché precostituire come un dato di fatto ciò che ancora non si sa? E poi, nel ragionare – finalmente fuori dalla bagarre referendaria – cerchiamo di mettere ordine nelle relazioni: 1) Il No è stato votato da alcuni (forse molti) contro il Governo Renzi, da altri (pochi? ma chi può dirlo?) contro il merito della Riforma. Perché – per interposto “orizzonte generale della vita pubblica italiana” – vedere adesso nella vittoria del No “l’indicazione di un ritorno a una legge elettorale proporzianale”? 2) il paventato rischio di un ritorno al proporzionale prende corpo, a mio avviso , non dalla vittoria del No ma dal pasticcio dell’Italicum: la legge elettorale vigente e ora sub iudicio era già prima del 4 dicembre un busillis di suo; e qui è necessario avere la franchezza di dire che il PD guidato da Renzi ha fatto tutto da solo: dalla legge perfetta all’impegno di modificarla (a meno che quest’ultimo non fosse solo ammuina!). Forse sarebbe stato meno astuto ma più intelligente pensarci con discernimento al momento del varo del l’Italicum.

    Quanto al fatto che tutti i vecchi e nuovi (M5S) protagonisti della politica si sono riposizionati, penso che: – Renzi ha qualche difficoltà in più ad esercitare il suo controllo sulla politica italiana per interposte persone e non direttamente, anche se, certo, non nutrirà per questo forti preoccupazioni; – forse per mia disattenzione, non ho mai avuto notizia di critiche del Ministro Fedeli alla Buona Scuola né di prese di posizione a favore della CGIL in questi ultimi due anni; – come già notato da Salone, Minniti gioca in proprio e da gran tempo non è più sotto la tutela di D’Alema, tanto meno della minoranza PD.
    Fatte salve queste eccezioni, sul resto concordo e credo che con la vittoria del Sì avremmo avuto esattamente la medesima situazione.

    Infine mi sembra che Renzi abbia temporaneamente dismesso non la tenuta da riformatore, piuttosto quella di rottamatore. Rottamare è demolire, riformare è dare nuova forma: Italicum in predicato; Jobs Act: v.si, appunto, alle voci voucher e tutele crescenti; La Buona Scuola: v.si Alternanza Scuola Lavoro e gestione dell’Organico Potenziato; Riforma Costituzionale: respinta. A giudicare dai risultati non si può negare che ci sia stata dell’ambizione, bisogna però riconoscere che, sotto il profilo delle riforme, non si è visto in alcun campo il segno di un cambiamento abbastanza efficace da produrre un qualche evidente miglioramento. Allora delle due l’una: o c’è stata una comprensione almeno superficiale e parziale delle vere radici del malessere del Paese oppure si è scientemente rimasti entro l’orizzonte definito dalle vecchie relazioni e dai vecchi rapporti di forza, per ragioni forse fondate e però mai dichiarate. E, per dirla con Quelo, “La seconda che hai detto!”

    Quanto ad una nuova sortita di Renzi, bisogna solo avere la pazienza di aspettare ( neanche tanto!), spero solo che egli non intenda la sortita secondo l’accezione militare del termine e cioè come azione di chi è assediato per prendere di sorpresa gli assedianti, nè secondo l’accezione teatrale , vale a dire come l’entrata in scena di un personaggio: saremmo alle solite!

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    1. Grazie, cara Irene,
      meglio non si sarebbe potuto dire. Concordo in particolare sulla conclusione del ragionamento. La rumorosa ascesa di Renzi ai vertici del governo ha avuto la copertura tutta ideologica della rottamazione, del rinnovamento e ha strizzato l’occhio all’antipolitica (vedi la polemica contro “la burocrazia”, contro le procedure parlamentari, ridotte a meri ostacoli sul cammino del “fare”), ma in realtà è stato solo un tentativo gattopardesco di tutto muovere per nulla muovere, di sostituire vecchi gruppi di potere con nuovi gruppi di potere, più sbarazzini e comunicativi. Sostituire i “blancos” con i “colorados”, insomma, pensando in tal modo di garantire la permanenza degli equilibri di forze precedenti.
      Visione miope, sconfitta sonoramente e più volte dall’interno di una società sempre più diseguale, arrabbiata e ripiegata su se stessa (vedi le ultime statistiche ISTAT sulla povertà e sulla deflazione), che ha bisogno di ben altri interpreti politici. Ma quali gufi e rosiconi!
      La gustosa chiusa su una possibile “sortita” di Renzi, in qualunque modo la si voglia intendere, apre prospettive inquietanti.

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