Risultati delle elezioni in Olanda e qualità dell’informazione: una breve postilla


Le operazioni di voto in Olanda si sono chiuse da poche ore e ancora non è nota ufficialmente la distribuzione dei seggi nel futuro Parlamento, ma pifferi e tamburi della banda del Mainstream hanno già intonato il loro motivetto, che si presenta con una struttura ternaria.

Primo movimento: la paura. Tutta la stampa “seria”, cartacea, televisiva e in rete, ha creato nei giorni scorsi attorno alle elezioni olandesi un clima da Armageddon, proiettando un’immagine demoniaca e vincente del partito di Wilders, destinato a trionfare e a minacciare l’Europa (bisognerebbe finirla con questa fuorviante brachilogia, che identifica il continente con le attuali malcerte e malfunzionanti istituzioni della UE).

Secondo movimento: l’attesa. Lo scontro politico è stato presentato in forme radicalizzate, quasi che in Olanda vigesse un sistema elettorale simile a quello statunitense, sostanzialmente bipartitico, con Wilders nella parte di Trump e Rutte nella parte di Obama-Clinton, e non un sistema in buona sostanza multipartitico e proporzionalista.  Di qui la lente manichea inappropriatamente applicata all’evento, visto come una possibile rivincita delle forze del Bene contro le forze del Male.

Terzo movimento: la liberazione. “Si scopran le tombe, si levino i morti”. Trionfo del buono Rutte, perbene, liberale, europeista (!) e rovinosa sconfitta del cattivo Wilders, islamofobo, razzista, antieuropeista (!).

Strano modo davvero di informare e di dare una notizia. Vediamo i dati finora pubblicati:

  1. La coalizione guidata da Rutte, il trionfatore, ha perduto in tutto 37 seggi, di cui 8 suoi propri e il resto – ben 29 – dell’ormai comatoso partito laburista e ha quasi dimezzato la sua rappresentanza parlamentare.
  2. – il partito di Wilders, lo sconfitto, ha guadagnato 5 seggi ed è diventato la seconda forza politica del Paese.

E meno male che, a dare una mano a Rutte, è arrivato Erdohan e il suo grottesco tentativo di invadere l’Europa con i suoi rappresentanti per convincere le comunità turche a votare per lui al prossimo referendum. Respingendo sdegnato l’assalto della Mezzaluna, il premier olandese è potuto scendere sullo stesso terreno del populista Wilders e quindi rendere meno cocente la sconfitta. Perché di sconfitta si è trattato.

Nessuno è contento della presenza così ingombrante di un tipo come Wilders, ma non c’è cosa peggiore che far finta di niente o, addirittura, applicare una sorta di wishful thinking nell’analisi dei dati reali.

Il malessere nei confronti della non-politica della UE su temi sempre più rilevanti della nostra quotidianità (sicurezza, politiche sulle immigrazioni, lotta alle diseguaglianze) persiste, macina e incassa consensi. Bisogna dirlo, senza infingimenti e senza pannicelli caldi. Il re continua ad essere nudo.

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5 thoughts on “Risultati delle elezioni in Olanda e qualità dell’informazione: una breve postilla”

  1. In risposta a Giorgio Castriota. L’utopia di Ventotene nacque dal fuoco del conflitto. La stessa utopia era peraltro già sorta durante il primo atto della Grande Guerra Europea. Basti pensare all’associazione “Paneuropa”, fondata nel 1922 dal nobile austro-magiaro Richard Nikolaus Coudenove-Kalergi (1894 – 1972), nel cui ambito si parlò per la prima volta di una “Unione Europea” per il conseguimento dell’unità politica ed economica dell’Europa e che ebbe tra i suoi membri più illustri Sigmund Freud, Albert Einstein, Thomas Mann, Rainer Maria Rilke. Lo stesso Coudenove-Kalergi, fin nel 1923, fu l’antesignano della Comunità del carbone e dell’acciaio tra Francia e Germania, destinata a realizzarsi solo nel 1952.
    Allora l’utopia sfiorì perché “L’imbécile traité de Versailles a conduit à la victoire du nazisme, qu’il fallut combattre” (così scriveva J. Attali nel 2014). Nel secondo dopoguerra l’utopia ha trovato il suo catalizzatore nella presenza del blocco sovietico e nella necessità di contrastarne l’egemonia in Europa. Con l’89 quel catalizzatore è venuto meno e, quasi automaticamente, è cessato l’unico collante ideale che ha tenuto assieme l’occidente europeo per un trentennio. Cosa è restato? Il mercato sovrano e l’annichilimento della politica.
    Ha ragione lei. Il populismo è un’altra di quelle brachilogie semplificatorie da usare con molta parsimonia. È necessario invece approfondire l’analisi, “chiamare i processi e le situazioni con il loro nome.” La serie di accadimenti giudicati “inaspettati” dai media, divenuti ormai ciechi e senza più antenne nella società, come la Brexit, l’avanzata di movimenti politici non conformi al Mainstream, l’elezione del magnate Trump alla Casa Bianca hanno, pur nella loro radicale diversità, un denominatore comune, quello di non considerare un dogma la totale liberalizzazione dei mercati e di rivendicare il senso democratico del concetto di sovranità.

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  2. Purtroppo Altiero Spinelli ed i suoi amici a Ventotene avevano avuto un’idea molto diversa di Europa, dei rapporti tra Stati dopo la fine della guerra, di parole antiche come fratellanza, uguaglianza, libertà. Insomma un’idea di quella appartenenza che una volta si chiamava “sinistra”. Oggi si parla di populismi senza neanche capire che sono il risultato della infinita delusione di milioni di persone che speravano e vedono invece l’instaurarsi di una nuova “aristocrazia” e sulla scomparsa della borghesia come ceto propulsivo. Le elezioni in Olanda sono a dimostrare la deriva impressa all’Europa dal tradimento di quella idea forse utopistica dei confinati a Ventotene, una deriva fondata sull’egoismo e sulla miopia degli Stati egemoni, Germania in testa. La stampa e i media si adeguano, mistificano e fingono di non vedere e capire. Pessimismo? Non credo, sono convinto che sia necessario chiamare i processi e le situazioni con il loro nome, come unico metodo (Voltaire) per risolvere i problemi..
    Giorgio Castriota

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  3. I media mainstream sembrano disinteressati a rappresentare la realtà con prudenza nonostante le figuracce già incassate in passato, su tutte Brexit e Trump. Non riescono a cambiare il proprio modo di agire, il proprio pensiero riportandolo ai giorni nostri. Escludendo la stupidità, è evidente l’impossibilità dei giornalisti e degli editori a modificare le richieste dei propri stakeholders, che proprio non riescono ad inventare nuove visioni e nuove tattiche. In natura chi non cambia si estingue.

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  4. D’accordo. La stampa si è limitata a fare propaganda. Il risultato olandese ci conferma una tendenza presente in tutta l’UE. In passato, laburisti e conservatori si alternavano al governo. In n epoca recente l’alternanza è stata sostituita dalle coalizioni destra-sinistra. La novità è che la coalizione non è più è possibile per la scomparsa dei laburisti che perdono i tre quarti dei seggi. E senza la stampella laburista l’ultraconservatore Rutte ha difficoltà a formare un nuovo governo. Un preludio per le prossime elezioni francesi?

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