Giorni e Giornate


 

È un tempo, il nostro, fatto sempre più di giornate che di giorni.

Il calendario (il libro delle Calendae, delle “misurazioni del tempo”), come si sa, ha origini antichissime e nasce dalla necessità delle comunità umane di suddividere – e quindi di controllare – il fluire del tempo in armonia con il ritmo cosmico degli astri e dei pianeti e l’alternarsi delle stagioni e dei cicli di coltivazione e di allevamento.

Ciascun giorno ha un nome su base settimanale (da lunedì a domenica) e una numerazione progressiva su base mensile. Nel calendario tradizionale cristiano, ogni giorno è inoltre dedicato a un evento religioso (il Natale, la Pasqua) o a un santo, una santa o a più di uno.

La funzione di tale dedica ai santi e alle sante è stata per secoli fondamentale, sia nel trasfondere la cultura pagana in quella cristiana, spesso con un’azione di sostituzione di prerogative e iconografia e sia nel farsi riferimento e guida nel trascorrere della vita quotidiana delle persone e delle comunità.

Quanta saggezza popolare e quanti proverbi investono la presenza giornaliera del santo protettore! Solo per fare due esempi, le condizioni meteorologiche del 2 di febbraio, S. Biagio, consentirebbero di predire l’arrivo della primavera e lo scioglimento del sangue di S. Gennaro di prevedere la buona sorte per l’anno a venire –  quantomeno per Napoli. I santi dunque confortano il tempo presente e proiettano la loro protezione verso il futuro, all’interno di un paradigma di certezze e di fede.

Il sensibile declino della dimensione religiosa nella vita e nella coscienza degli individui nella società di massa e dei consumi ha comportato un parallelo, evidente declino nel culto dei santi, spesso derubricato a mera superstizione o a mero folklore. È restata però l’esigenza di rassicurazione nel nostro camminare in un tempo sempre più vettoriale e sempre meno ciclico e con essa di dar conto di tutte le incertezze che tale cammino genera.

Si è così gradualmente venuto a costituire un parallelo calendario laico, senza santi, tutto umano, fatto non più di giorni ma di giornate.

La differenza non è meramente terminologica, ma sostanziale, in quanto essa segna il passaggio dall’invocare, tramite il santo, una protezione celeste per il presente e per il futuro al ripiegarsi nostalgico nel ricordo, verso sicurezze che si sentono ormai perdute o quantomeno sul punto di scomparire (del resto, si ricorda solo quello che non si ha più), nell’impossibilità di leggere il presente e di sperare con chiarezza in un qualche avvenire. È il calendario dell’uomo contemporaneo, privo di sicurezze, colmo di ansie e quindi volto all’indietro, perché “inetto” e spesso impossibilitato a guardare avanti e quindi, se occorre, anche a dimenticare.

È così che viviamo una quotidiana, pervasiva “santificazione del tempo che fu”, dalla cucina, al cinema, alla letteratura, alla musica; i nostri teens ascoltano e apprezzano oggi la musica dei loro nonni (Vasco Rossi) ed è come se, quando ero teen anch’io, alla fine degli anni 60, avessi ascoltato e apprezzato con il medesimo trasporto le canzonettiste degli anni ’20.

In questa temperie, nulla deve andare perduto, dimenticato, tanta è la paura dell’avvenire. Basti pensare al compulsivo bisogno di fotografare (immortalare?) tutto, dal Colosseo al piatto di lasagne mangiato domenica dalla mamma.

A questo preoccupante fenomeno di retroflessione dello sguardo corrisponde, paradossalmente, l’oblio della storia, che non è affatto ricordo, mero sentimento di cose perdute, ma indagine sulle cause del nostro essere nel mondo. Guido Gozzano, come tutti i grandi poeti, è stato anche profeta della modernità europea; egli non aveva tuttavia previsto un “gozzanismo di massa”, privo purtroppo della sua intelligente, amara ironia.

Il fenomeno delle “giornate di … o per …” ha dunque conosciuto un’enorme espansione: dalle poche, tradizionali di un tempo, che investono la società (il 1 Maggio) e la famiglia (mamma, papà, nonni – non le zie e i cugini, però, verrebbe da commentare alla maniera di Achille Campanile), siamo passati a numerosissime altre, alcune delle quali davvero improbabili.

Spigolando sul sito http://www.sparklingcode.net/giornatamondiale/#sthash.gJJwi02m.dpbs si può così scoprire l’esistenza della giornata del back-up, del rene, del sonno, della lentezza, dell’orso polare, del gatto, della nutella, della felicità e molte altre ancora.

Quello che in queste “giornate” si riflette è un mondo frantumato in mille piccoli specchi, che rimandano solo particelle non più ricomponibili dell’intero specchio originario, ormai irrimediabilmente perduto.

Se si invocasse a questo punto un “ritorno ai giorni dei santi” si entrerebbe in contraddizione con quanto detto finora. Resta tuttavia il dovere di mantenere lucida la consapevolezza di fronte a un fenomeno come questo che, sotto un’innocua e persino benevola apparenza, cela inquietudini e senso di smarrimento profondi.

 

 

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One thought on “Giorni e Giornate”

  1. Grazie Claudio. Tema interessante. Avete festeggiato l’approfondimento di giulio cesare ai 70, vero?

    Valentina Inviato da iPad

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