Aiuto! Ha ragione la Littizzetto


Sono sconcertato. Da molto tempo ormai mi impensierisce il declino dell’insegnamento della geografia nella scuola, fin da quando, alla metà degli anni ’80 feci parte (addirittura!) di un “Comitato per la difesa della geografia”, comitato che, come si può ben vedere dai seguiti, non ha esercitato la benché minima influenza sui successivi accadimenti.

Dopo aver letto il bel libro sul futuro destino della Francia, scritto da un geografo, Christophe Guilluy e intitolato Le crépuscule de la France d’en haut, non ancora edito in Italia, mi era tornata la voglia di riprendere l’argomento e di scrivere qualcosa.

Ed eccoci alla ragione del mio sconcerto. Per puro caso, mentre guardavo come sempre svogliatamente la TV, saltando da un canale all’altro, mi sono imbattuto in Luciana Littizzetto, la finta provocatrice in servizio permanente presso la parrocchia (per di più laica) di monsignore Fabio Fazio, noioso officiante del politically correct nazionale.

Come forse si è capito, non mi piace quella trasmissione di mainstreamers birbantelli e in particolare proprio Luciana Littizzetto, che ha fatto fortuna chiamando in causa a ogni pie’ sospinto e con buffi (?) nomignoli, gli organi sessuali maschili e femminili, proprio come, al tempo della mia adolescenza, si faceva in parrocchia. E giù a ridere e a trasgredire, sotto gli occhi falsamente scandalizzati di monsignore! Insomma il festival della cattiva coscienza e della doppia morale piccolo borghese.

Eppure, mi manca un poco il cuore nel dirlo, stavolta Luciana Littizzetto ha avuto ragione prendendo le difese della geografia nelle scuole, sottolineando l’ignoranza crescente di vasti strati di opinione pubblica in questioni geografiche, proprio nell’epoca diffusamente e spesso corrivamente definita della “globalizzazione”.

Esempi drammaticamente esilaranti di tale ignoranza si possono trovare sul sito www.sosgeografia.it/, che cerca di battersi per il ripristino dell’insegnamento di questa disciplina.

Quest’anno, peraltro, ricorre il 150 anniversario della fondazione della gloriosa Società Geografica Italiana, la quale,  oltre a occupare una delle sedi romane più belle tra quelle destinate a istituzioni pubbliche nazionali, su questo terreno mi pare stia facendo ben poco di incisivo.

Del resto, anche nel sito sopra citato mi sembra che prevalga una visione troppo sindacale e interna alla scuola, che si esprime quasi esclusivamente in termini di presenza/assenza di cattedre e di ore di insegnamento in determinati indirizzi.

Anche sotto un altro aspetto mi tocca dire che la Littizzetto ha visto giusto. Fintanto che la geografia sarà questione di filastrocche (“Ma con gran pena le reca giù”, ricordate?) o di meri dati di “ovini, bovini e caprini” da elencare mnemonicamente, la geografia subirà lo stesso destino che spesso incontra a scuola la matematica, considerata da larghi stuoli di ignoranti materia “arida” e “ripetitiva”.

Come la matematica, la filosofia e il diritto, anche la geografia non è un vaso pieno di nomi e numeri, ma una modalità specifica di leggere la realtà, collocata in uno spazio discreto. L’astrazione delle carte geografiche investe, nel meccanismo di restituzione, operazioni logico-simboliche importanti di cui si sta perdendo l’uso. Tale atrofia viene poi incrementata ulteriormente dall’uso sempre più esteso del GPS, che ha reso ormai “obsoleta” la lettura delle mappe stradali.

Per questo la geografia dovrebbe tornare a essere presente, con il suo precipuo statuto epistemologico di disciplina fondamentale, in tutti gli ordini e gradi di scuole e fin dalla scuola materna, senza ircocervi creativi come la “geostoria” nei licei, che è un po’ come l’Araba Fenice e che viene interpretata sistematicamente come un mero accrescimento delle ore di storia.

La sua assenza ha invece fatto sì che tanti dei nostri figli e nipoti non sappiano più in che luogo si trovino e perché stiano lì e non altrove, quasi che abbiano in testa una carta non dissimile da quella della Tabula Peutingeriana, copia di un originale romano risalente però al XIII-XIV secolo.

Risultati immagini per tabula peutingeriana

Il mondo di molti giovani – e meno giovani, ahinoi – è un mondo spesso confuso, in cui si ignora cosa siano scala e proporzione, cosa sia uno spartiacque, come si calcoli approssimativamente una distanza, dove non ci si interroga sul perché quella casa o quel paese abbiano assunto quell’orientamento e non un altro. L’elenco di incompetenze gravi potrebbe essere molto più lungo.

Mi limito a un’ultima, amara considerazione: l’eradicazione della cultura geografica dalla scuola italiana si colloca perfettamente nel solco di quel processo di atomizzazione (si badi bene, non di personalizzazione!) dei percorsi formativi, destinati a consegnare alla società individui sistematicamente separati dal contesto,  sociale o, come in questo caso, topologico, che consumano molto e che viaggiano anche molto, ma un po’ come delle valige, in preda a una bulimia documentaria a base di selfies,  ma senza essere capaci di leggere un paesaggio, la sua genesi, la sua logica, i suoi valori.

Individui che non sono mai “dentro le cose”, certamente buoni clienti per i supermarket, ma altrettanto certamente meno buoni cittadini.

 

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