Nichilismo terapeutico e congiuntura economica


Il nichilismo terapeutico configura un atteggiamento tipico della grande scuola medica viennese della seconda metà del XIX secolo ed è contrassegnato da un profondo scetticismo riguardo il valore delle cure, se somministrate a ridosso della patologia e senza il sostegno della “dottrina”.

Del resto, era la stessa medicina ippocratica (V secolo a.C.) a mettere l’accento sulla diagnosi rispetto alla terapia, considerando il decesso del malato un mero accidente sul cammino della scienza, che si stava liberando dalle superstizioni e dalle stregonerie empiriche dei “guaritori”. Fondamentale nella sua visione è il principio della “forza curatrice della Natura”, laddove il corpo umano è visto in possesso di forze sufficienti a riequilibrare da sé e senza interventi esterni le disarmonie causa delle patologie.

Esponente tra i principali del nichilismo terapeutico è Joseph von Skoda, celebre clinico e semeiotico della Seconda Scuola Viennese, il quale sosteneva che la miglior cura di fronte a molte malattie era proprio quella di astenersi da qualsiasi intervento terapeutico, lasciando che l’organismo ritrovi da solo la via della guarigione. Sulla stessa linea l’anatomo-patologo Rokitansky, autore di straordinarie tavole descrittive dell’anatomia umana, precursore dell’analisi morfologica e anch’egli convinto sostenitore della preminenza della diagnosi sulla terapia.

Tra le vittime illustri del nichilismo terapeutico fu Ignaz Semmelweiss, il quale pur avendo scoperto la causa della morte di molte puerpere e neonati nella sepsi dovuta al fatto che i medici passavano dalla sala settoria alla sala parto senza lavarsi le mani e quindi trasmettendo alle puerpere le infezioni contratte dalle autopsie, venne allontanato dall’ospedale perché, con la sua attenzione “senza fondamento” ai pazienti, aveva leso la professionalità scientifica del medico, abbassando la medicina a mera pratica terapeutica.

Questo atteggiamento serpeggiò in tutta la pur luminosa cultura viennese di quegli anni, dalla letteratura, alla linguistica, alla filosofia, all’economia. In quest’ultimo ambito si formò anche Friedrich von Hayek, uno dei principali teorici del non interventismo dello Stato nei meccanismi economici e che ancora oggi ispira le politiche cosiddette dell’austerità nella zona euro.

Cos’altro è, infatti, se non nichilismo terapeutico applicato all’economia l’odierna idolatria per la correttezza scientifica della norma (pareggio di bilancio, conti in ordine e così via seguitando) avulsa da ogni attenzione per le persone? Non rispecchia forse perfettamente quello che, in modo canzonatorio, si dice del chirurgo il quale ha compiuto l’operazione a regola d’arte, ma il cui paziente è morto sotto i ferri?

Nella crisi che stiamo vivendo vedo perfettamente all’opera lo stesso nichilismo terapeutico incubato nella scuola medica viennese, indifferente alle sofferenze delle persone e attento solo a che la Dottrina non venga intaccata nei suoi principi scientifici e nelle sue dimostrazioni matematiche.

Bisognerebbe invece ripensare, anche in politica e in economia, all’esempio di Semmelweiss, martire dell’empiria e medico “affettuoso” nei confronti dei malati, pronto a rinnegare le Leggi Fondamentali della sua disciplina per trovare soluzioni e, soprattutto, portare conforto a chi sta male.

Annunci